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Scritture di esistenza e resistenza nella società multimedioevale

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04 - Recensioni - Schede

Punch-drunk Love

di Paul Thomas Anderson

sabato 21 giugno 2003, di Marco Federici Solari Chianese

Col suo quarto film la giovane promessa californiana cambia genere e non sbaglia una virgola. Ecco una commedia con la spensieratezza degli anni ’50, la leggerezza di una certa Nouvelle Vague e il serio carico di tutte le nostre benamate nevrosi. Il film è una gioia e un invito, un invito al coraggio, all’affidarsi agli altri, un atto di fede verso le relazioni personali contro il dilagare dell’impersonale, della salvezza professionale (psicoanalisi, farmaci ecc.). Ancora il buon vecchio amore? Sì, ancora lui. Sotto i nostri occhi sedotti da una maestria tecnica straordinaria, un cammino di scelte stravaganti prende l’inaspettata forma del destino. Punch-drunk Love è una commedia perché in esso il destino si snoda attraverso forze e azioni puramente profane, testardamente umane. La dolce, ostinata e fragile Emily Watson è l’unica divinità di cui sentiamo il bisogno. Abbandonato il melodramma, Anderson da libero sfogo alla sua vena grottesca indagando attraverso di essa profondità psichiche e superfici sintomatiche che in precedenza aveva solamente accennato.
I temi sono quelli di sempre: i legami famigliari, il cortocircuito tra vita pubblica e vita privata, la straordinarietà del quotidiano, la descrizione di un attimo che rappresenti un’intera esistenza. I modi sono in parte nuovi: levità e ossessione. Amore ed ebbrezza.
Nella scena del bacio improvviso in mezzo ai passanti nella hall dell’albergo il miracolo del cinema: due danzano e stanno fermi.

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