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Armitage - Un omino fatto di poesia

sabato 22 novembre 2003

Simon Armitage, L’omino verde, Guanda, 2003, ovvero: la prosa di un poeta inglese, sulla scia di Ted Hughes e Robert Lowell.

È nel "luogo più buio e riposto di tutta la casa" che ha inizio L’ omino verde di Simon Armitage, giovane poeta inglese, alle prese con il suo primo romanzo.
È qui in soffitta che Barney, confuso e infelice protagonista del libro, si trova di fronte ad un ingombrante passato: "sale un odore dal baule: l’odore del passato".
A risvegliare tutta una serie di ricordi che ininterrottamente si intrecciano alle vicende dei personaggi fino alla fine del romanzo è una lista interminabile di oggetti: quaderni, diplomi arrotolati, un coltellino, matite, dipinti, una bussola, un orologio da taschino… Ma più di tutto una statuetta di giada, "l’omino verde", che nell’adolescenza di Barney e del suo gruppo di amici fu venerato fino a diventare qualcosa di molto simile ad un dio, l’amuleto capace di infondere potere e forza a colui che riusciva a possederlo. Per Barney, Winkie, Tony Football, Stubbs e Pompus, oramai trentacinquenni, l’omino verde diventa l’occasione di incontro e sfida, il punto di contatto e rottura tra il lontano passato ed il presente.
Il romanzo ha una scrittura che scorre leggera grazie anche alla bella edizione Guanda: carta grossa e caratteri grandi che facilitano la lettura. Il registro è basso, parlato e soprattutto non perde mai di vista il reale anche là dove la prosa - evidenziata in corsivo - si fa lirica. A un buon inizio, tuttavia, segue un momento di ristagno nella parte centrale, dove la struttura del romanzo è appesantita dalla voce debordante del protagonista e dalla sua ansia di definire con esiti spesso e volentieri didascalici. Altro punto debole del romanzo sono i dialoghi non sempre all’altezza delle situazioni, in particolare quando s’inseriscono in presunti momenti drammatici. L’effetto è quello di un film discreto, nel complesso piacevole, ma con una sceneggiatura che lascia desiderare…
Sicuramente Armitage, considerato uno dei più importanti poeti inglesi della sua generazione, ha più frecce al suo arco nella faretra della poesia. È nella lingua della lirica che il suo occhio attento ed indagatore trova il suo esatto luogo e tempo con uno stile controllato e raffinato. Così ne L’omino verde gli esiti più interessanti si hanno là dove la voce del poeta prende il sopravvento su quella del narratore, là dove Armitage subisce il fascino degli oggetti, "oggetti inanimati colti nell’attimo", sedimenti del tempo, depositari di memoria. Elenchi di parole in corsivo si insinuano tra una battuta e l’altra: sono nomi di vecchi programmi televisivi, titoli di canzoni, giochi di società, dolciumi…Una volta il fratello di Barney gli disse che "quando uno dell’IRA viene preso e interrogato fa muro sputando fuori solo i nomi delle vie del quartiere dove sta."
Parole che fanno muro, sputate come proiettili ma in mezzo alle quali si apre una piccola fenditura, ricordo, ferita o, semplicemente, ritornello ossessivo di un nome.
Parole e cose. Nomi. Un’insistenza nominativa domina tutto il romanzo, cerca una forma, crea una sospensione. Barney s’inerpica "per la scala che sale alla mansarda, sino al punto di rottura", come in una delle sue poesie più intense di Armitage:
Due piani sotto le tue punte delle dita pizzicano ancora
l’ultima centesima parte di un pollice…Raggiungo
l’apertura che si spalanca su un cielo infinito
per cadere o per volare.

(da Book of Matches in Poesie, collana de Lo specchio, Mondadori)


Qui un’intervista a Armitage dal sito infinitestorie.


Bibliografia di Simon Armitage

Human Geography Smith/Doorstop, 1986
The Distance Between Stars Wide Skirt, 1987
The Walking Horses Slow Dancer, 1988
Zoom! Bloodaxe, 1989
Around Robinson Slow Dancer, 1991
Kid Faber and Faber, 1992
Xanadu Bloodaxe, 1992
Book of Matches Faber and Faber, 1993
The Anaesthetist Prospero Poets, 1994
Penguin Modern Poets (contributor) Penguin, 1995
The Dead Sea Poems Faber and Faber, 1995
Moon Country (with Glynn Maxwell) Faber and Faber, 1996
CloudCuckooLand Faber and Faber, 1997
All Points North Viking, 1998
The Penguin Book of Poetry from Britain and Ireland since 1945 (editor with Robert Crawford) Penguin, 1998
Short and Sweet: 101 Short Poems (editor) Faber and Faber, 1999
Mister Heracles Faber and Faber, 2000
Little Green Man Viking, 2001
Selected Poems Faber and Faber, 2001
The Universal Home Doctor Faber and Faber, 2002
Travelling Songs Faber and Faber, 2002
Mortification: Writers’ Stories of Their Public Shame (contributor) Fourth Estate, 2003
White Stuff Viking, 2004 (diamolo per già fatto).

In italiano, oltre all’Omino verde, le già citate Poesie, collana de Lo specchio, Mondadori, 2001 nella traduzione di Luca Guerneri.

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