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Bernardo Bertolucci: The Dreamers

venerdì 31 ottobre 2003, di Elena Sciarra

The Dreamers è l’ultimo film di Bernardo Bertolucci. Definirlo deludente è a dir poco eufemistico. È possibile riconoscere vari fili conduttori, all’interno del film, o diversi livelli di lettura, o possibilità interpretative. Peccato che tutto questo, anziché dar luogo a una complessità di visione sul mondo, renda il quadro molto confuso, e volendo dir tutto non dica poi niente, facendo concessioni all’ovvio, e soprattutto facendo perdere consistenza a uno degli eventi chiave della storia sociale e culturale del secondo dopoguerra, cioè il ’68. L’idea della storia che irrompe nella vita (quello che in altro contesto è chiamato il Durchbruch) e "costringe" a non restare indifferenti, è rappresentata nella scena della pietra lanciata dalla strada che spacca il vetro della finestra dell’appartamento dove si trovano i tre protagonisti: scena tanto ovvia da risultare quasi - non si sa quanto e se volutamente - grottesca. E salva, in senso non metaforico, le loro vite. L’impressione, però, è che si sarebbe potuto trattare di una qualunque situazione in cui un qualunque balordo lancia una pietra contro una qualunque finestra. E la Parigi del ’68 diventa solo uno sfondo pittoresco, su cui si articolano le altre tematiche di cui si diceva. Che sono l’amore per il cinema e il rapporto morboso tra i due fratelli gemelli, all’interno del quale si inserisce un terzo personaggio, lo studente americano, che alla fine non si rivelerà risolutivo: le strade dei tre si separeranno al momento del "risveglio", dell’irruzione della storia, e le loro vite continueranno, è possibile supporre, senza subire mutamenti di sorta.
L’amore per il cinema, il filo conduttore forse più forte all’interno del film, mi pare venga trattato con una sorta di compiacimento, o autocompiacimento, risultando così più maniera che vero e proprio atto di omaggio. Il cinema è ciò che lega il dentro al fuori, le vite dei protagonisti, che si conoscono proprio attraverso questa loro comune passione, e la storia, attraverso le proteste alla Cinémateque Française, che introducono la tematica politica. Ma il tutto rimane come disomogeneo, sembra più pretesto che necessità interna al film.
E poi, la storia dei due gemelli che, uniti da un rapporto talmente forte da diventare malato, rimangono legati a una loro personale infanzia che non permette loro di separarsi e di iniziare una vita adulta. Neanche la presenza di una terza persona, estranea, che per un momento sembra possa modificare gli equilibri, serve a cambiare una situazione che appare immutabile, all’interno di un mondo che invece è in rivolta e che cambia. Altra opposizione: dentro-fuori, la casa-la strada. Ma non si crea alcun rapporto dialettico tra questi poli, c’è solo una giustapposizione di luoghi (in realtà quasi tutto il film è ambientato in un interno, la casa dove si consuma la vicenda-non vicenda - perché di fatto nulla cambia e nulla di realmente decisivo accade). Francamente è un film che lascia perplessi, ci si chiede perché quell’ambientazione, perché Parigi, perché il ’68. Perché scegliere un momento e un luogo tanto connotati per raccontare una storia, non particolarmente originale, che poteva accadere dovunque, e in qualunque momento storico in cui fosse possibile beccarsi una sassata nella finestra? Malgrado esteticamente il film sia ineccepibile, con alcune inquadrature splendide, mi sembra che gli manchi una coerenza profonda. Mi è sembrato di vedere solo una storia abbastanza banale, sullo sfondo di alcuni eventi storici di grande importanza che hanno un ruolo marginale, con in più una sorta di impalcatura esterna costituita da tutte le varie citazioni cinematografiche che costellano il film in maniera troppo esplicita e piuttosto gratuita.


The Dreamers
di Bernardo Bertolucci
con Michael Pitt, Louis Garrel, Eva Green, Robin Renucci, Anna Chancellor, Florian Cadiou.


Filmografia di Bernardo Bertolucci

1962: La commare secca
1964: Prima della rivoluzione
1966: Il canale
1967: La via del petrolio (film tv)
1968: Il sosia
1969: Amore e rabbia
1970: Il conformista
1970: La strategia del ragno
1971: La salute è malata o i poveri morirono prima
1972: Ultimo tango a Parigi
1976: Novecento
1979: La luna
1981: La tragedia di un uomo ridicolo
1984: L’addio ad Enrico Berlinguer*
1987: L’ultimo imperatore
1989: 12 registi per 12 città (segmento Bologna)**
1990: Il tè nel deserto
1993: Piccolo Buddha
1996: Io ballo da sola
1998: L’assedio
2002: Ten Minutes Older: The Cello (GB, documentario)***
2003: The dreamers

* Altri registi: Ugo Adilardi, Silvano Agosti, Gianni Amico, Alfredo Angeli, Giorgio Arlorio, Gioia Benelli, Roberto Benigni, Bernardo Bertolucci, Giuseppe Bertolucci, Paolo Bianchini, Libero Bizzarri, Carlo Di Palma, Luigi Faccini, Giorgio Ferrara, Nicolò Ferrari, Andrea Frezza, Ansano Giannarelli, Franco Giraldi, Francesco Laudadio, Carlo Lizzani, Luigi Magni, Massimo Manuelli, Francesco Maselli, Giuliano Montaldo, Riccardo Napolitano, Piero Nelli, Renato Parascandolo, Luigi Perelli, Paolo Pietrangeli, Gillo Pontecorvo, Faliero Rosati, Roberto Russo, Massimo Sani, Ettore Scola, Raffaele Siniscalchi, Sergio Spina, Gabriele Tanferna, Anna Maria Tatò, Gianni Toti, Piero Vivarelli

** Altri registi: Michelangelo Antonioni, Bernardo Bertolucci, Mauro Bolognini (regista), Alberto Lattuada (regista), Carlo Lizzani, Mario Monicelli, Ermanno Olmi, Gillo Pontecorvo (regista), Francesco Rosi, Mario Soldati (regista), Lina Wertmüller, Franco Zeffirelli)

*** Altri registi: Claire Denis, Mike Figgis, Jean-Luc Godard, Jirí Menzel, Michael Radford, Volker Schlöndorff, István Szabó

Messaggi

  • >>Francamente è un film che lascia perplessi, ci si chiede perché quell’ambientazione, perché Parigi, perché il ’68. Perché scegliere un momento e un luogo tanto connotati per raccontare una storia, non particolarmente originale, che poteva accadere dovunque, e in qualunque momento storico in cui fosse possibile beccarsi una sassata nella finestra?<<
    Forse perchè per liquidare il sesantotto come questione privata sua non poteva che farlo in maniera superficiale, altrimenti avrebbe dovuto mettersi in discussione maggiormente. Rimanendo al punto di vista estetico (dimentichiamo la politica) possiamo salvare qualche secondo di documentario all’inizio, quel tocco che gli permette di vendere e l’idea delle citazioni cinematografiche; ma che dire invece di come oggi sia possibile vendere un film con una trama inesistente, un montaggio vuoto, una fotografia curata, una nauseante continua metafora del nulla che esprime il registra e che vuole vendere. E queste sgradevoli sovrapposizioni american style, a metà tra la pubblicità e la metafora? Il problema è che l’autore non ha nulla da dire, e non sul maggio parigino -ben descritto da Revelli come il momento del silenzio delle macchine! cf. Oltre IL Novecento- ma proprio sull’amore, cioè il tema da lui scelto, ed è questo nulla che può vendere, esattamente come si vendono le musiche belle del suo film. Industria culturale, puro intrattenimento. Cosa centra il 68? Cosa hanno da dire certi intellettuali oggi per legittimare il loro nichilismo e il loro abbandono dell’utopia e del sogno? Nulla, forse anche perchè non si può liquidare l’utopia se non banalizzandola. Un ottimo esempio duqnue di abbruttimento estetico, peccato che abbia pagato il biglietto.

  • La cosa che mi disturba di più leggendo questa "recensione" è la sterile critica; frutto, suppongo, di una esperienza personale degli anni in cui il film è ambientato.
    "...facendo perdere consistenza a uno degli eventi chiave della storia sociale e culturale del secondo dopoguerra, cioè il ’68...".
    Non penso sia giusto critcare un film per quello che "non dice", considerando che non è un documentario storico.
    Il fenomeno culturale-sociale del ’68 è solo lo sfondo; credo che non fosse intenzione di Bertolucci trattare direttamente di questo periodo. Inoltre, trovo che questa visione "fuori fuoco" del ’68 delinei meglio il carattere dei personaggi.
    Concludendo, prima di criticare un film andrebbero separate le aspettative che si hanno su quel film da quello che esso è realmente.

    • Questa "recensione", scritta da una persona peraltro nata nel 1975, è la valutazione personale di un film che semplicemente non mi è piaciuto. Non ho nessuna pretesa di aver scritto un grandioso saggio che cambierà il modo di rapportarsi al cinema contemporaneo. Posto che il carattere dei personaggi non mi sembrava poi delineato in modo tanto complesso, nonostante il ’68 fuori fuoco, ribadisco che mi ha infastidito la banalità che trasudava dal film. Ma questa è solo la mia "impressione".

    • vorrei aggiungere: la storia dei due fratelli gemelli siamesi appare veramente macchinosa e poco naturale. Simili rapporti sono rari come le mosche bianche. Se proprio si poteva trarre dal rapporto fra due fratelli di sesso diverso un elemento drammatico si poteva ad esempio ipotizzare che uno dei due si ammalasse di schizofrenia, allora il dramma sarebbe stato vero. Quanto ai personaggi femminili di Bertolucci, che siano calati nel ’68 o in altre situazioni storiche, sono sempre subalterni, benchè vitali, e mai sfiorati da un moto di orgoglio e femminismo che li renda autonomi dalla complementarietà con quelli maschili. Nel caso specifico del film....la fanciulla non si sogna nemmeno di bruciare i reggiseni in piazza, ne’ viene sfiorata dalla lettura di nessuna delle pietre miliari teoriche del movimento femminista, che pure è stato protagonista nel ’68. Che dire poi del ringraziamento dell’americano al fratello di lei per l’amplesso consumato? Pazzesco!
      Eppure di Bernardo sono amica di vecchia data e di questo problema ne abbiamo parlato a lungo. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire!

      Vedi on line : Intervista a Bernardo Bertolucci

    • scusate web.tiscali.it/donatellaleoni/cinema.htm

    • la sinistra ha davvero bisogno di "mostri sacri", icone intoccabili e grossi papaveri?
      Io credo di no. Anche il migliore di noi può sempre essere preso come pessimo esempio.

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