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Virginia Woolf. Il ritmo dell’onda, il volo della falena

Woolf, The Waves, 1931. Le onde, traduzione di Nadia Fusini.

giovedì 9 ottobre 2003

Dalla stanza dei bambini, nella casa estiva di St. Ives, Virginia Woolf ascolta per la prima volta le onde infrangersi a riva. Sin dall’infanzia l’immagine dell’onda pone Virginia di fronte ad una realtà in perenne movimento. La vita è solida o fuggevole?
Le cose non stanno: un albero, una casa, investiti dalla luce del giorno cambiano.
La realtà intera è sottoposta al ritmo incessante dell’onda. Ed è questo ritmo eternamente uguale e mobile a scandire Le onde. L’intento è abbandonare la trama, le storie: scrivere per ritmo, "fare in modo che nel romanzo si senta il rumore del mare".
Ritmo significa scorrere via, fluire, ma anche forma, misura . Il ritmo introduce una lacerazione nel fluire del tempo e grazie a questo strappo il tempo diviene percepibile. "Sentivo il tempo come una emorragia" scrive Anna Maria Ortese ne Il porto di Toledo.
Nelle onde la riflessione sul tempo è centrale come ben sottolinea Nadia Fusini nella curatissima edizione dei Meridiani. Da una parte il tempo ciclico della natura , l’eterno ritornare, dall’altra il tempo individuale, il tempo di Bernard, Rhoda, Jinny, Susan, Neville e Louis. Il libro inizia con il sole che non si è ancora levato, il mare e il cielo ancora indistinguibili. Le onde che increspano appena. La descrizione si protrae per una pagina ed è lasciata in corsivo. Si tratta del primo dei dieci interludi lirici che dividono il romanzo in nove "parti", dove si mescolano i soliloqui dei sei personaggi.
Gli interludi senza soggetto, i soliloqui senza interlocutore: la Woolf scava passaggi nella lingua, vuoti intorno all’enunciazione. È in questo punto, il

Anna Maria Ortese

punto di sospensione che il tempo puro si offre nell’ attimo del suo passaggio. Ma si tratta di un momento, di un arresto poi l’onda si alza e trascina via.
Tutto il romanzo gioca sulla compresenza di due correnti: da una parte il ritmo dell’onda dall’altra il volo della falena. Quest’ultima immagine aveva colpito a tal punto la Woolf che il titolo originale doveva essere Le falene. I sei personaggi non sono altro che queste piccole creature notturne alle prese con la morte, le cui vite si stagliano e si confondono su uno giardino di luci, colori, rumori... In alcuni momenti, mentre si legge, si ha la sensazione di ascoltare la stessa storia, la stessa voce: chi è che parla? Poi piano piano compare l’oro sfavillante di Jinny e di lontano s’intravedono i campi di Susan; Rhoda insegue il canto di uccello, mentre Louis incarna uno dei suoi miti. Neville è immobile di fronte al melo. Di Percival personaggio assente si narrano le gesta in India. Infine c’è

Nadia Fusini

Bernard: è quasi sempre lui a prendere per primo la parola ed è nel suo monologo, alla fine del libro, che convergono tutte le voci del romanzo. L’assolo di Bernard, l’innamorato delle parole, è il momento più toccante delle Onde: è Bernard che si ricompone e scompone negli altri, lui che stanco delle storie tuttavia non ne riesce fare a meno. È Bernard che per essere se stesso ha bisogno dei suoi amici:
I nostri amici, quanto raramente visitati, quanto poco conosciuti - è vero; tuttavia, quando incontro uno sconosciuto, e cerco di analizzare pezzo a pezzo, davanti a questo tavolo, ciò che definisco "la mia vita", non è una sola vita che rivedo: non sono una persona sola, sono molte persone, anzi non so affatto chi sono. Se Jinny, o Susan, o Neville, o Rhoda o Louis. Né saprei distinguere la mia vita dalla loro.
Nonostante rimanga sempre un’incompiutezza in fondo ad ogni frase, lo slancio finale di Bernard è uno slancio verso la vita, dove la frase sonda e misura la profondità del mare-tempo. Il racconto dell’infanzia, degli amici e degli addii diventa un’unica voce ed inizia così:
All’inizio ci fu la stanza dei bambini, con le finestre che davano sul giardino, e oltre il giardino il mare.

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Il libro di Virginia Woolf, Le onde, traduzione di Nadia Fusini, Einaudi 2006, lo si trova qui.

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