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07 - L’Italia fuori dallo stivale

Berlino: a volte ritornano

La nuova, vecchia ambasciata italiana a Berlino: un simbolo fatale. Marmi, pietre e Berlusconi

venerdì 11 luglio 2003

Il caso dell’inaugurazione della nuova-vecchia ambasciata italiana a Berlino. Lo sgretolamento degli standard democratici rende di nuovo problematico anche l’approccio al fascismo e al suo lascito architettonico.

Il testo che presentiamo ?® apparso, con alcune leggere modifiche redazionali, sulla Tageszeitung del 26.6.2003. L’autore ?® corrispondente da Berlino per Il manifesto.
(lf)

di Guido Ambrosino

Hitler e Mussolini l’avrebbero inaugurata volentieri, l’ambasciata italiana al Tiergarten, ma non ne ebbero più il tempo. Eppure si erano dati da fare per realizzare rapidamente questo progetto edilizio "d’importanza bellica": un edificio che doveva diventare il simbolo della solidità dell’asse Roma-Berlino, modello stilistico per la capitale del mondo "Germania". La Direzione dei lavori pubblici del Reich se ne accollò la spesa per 5,8 milioni di marchi, che allora non erano poca cosa. E ricorse al lavoro coatto: nel 1938 anche 80 ebrei dovettero sgobbare per demolire gli edifici preesistenti.

Nel gennaio del ’43 i lavori in muratura erano terminati, ma l’inverno di Stalingrado non era il momento più adatto per festeggiare. In luglio Mussolini venne rovesciato, a settembre l’Italia firmò l’armistizio con gli alleati. Al Tiergarten rimasero i rappresentanti del governo fantoccio di Salò. E a novembre caddero le prime bombe sull’ala orientale. Bombe meritate, perché dirette contro un luogo dove si erano intessuti piani per la comune guerra di rapina.
Ciò che rimase del regalo del Reich lo ereditò la Repubblica italiana. Che lo ha dispendiosamente tirato a lucido e oggi lo inaugurerà in pompa magna, come nuova-vecchia sede dell’ambasciata. I presidenti Ciampi e Rau celebreranno a posteriori l’atto solenne rimasto negato ai dittatori.
La data è stata scelta con cura: tra pochi giorni inizia per l’Italia il semestre di presidenza del consiglio europeo. Ciampi, rispettabile contrappeso a Berlusconi, lo zar mediatico di dubbia fama, parlerà a Berlino della nuova costituzione europea, che a dicembre dovrà essere varata proprio a Roma.
Ma la festa e il nobile discorso di Ciampi non potranno coprire il lezzo di regime che grava sull’Italia. A Milano Berlusconi rischiava una pena

Ciampi

detentiva perché, secondo l’accusa, nel 1985 aveva comprato il favore di un collegio di giudici. Si poteva correre un tale rischio, e proprio durante il semestre italiano? Non per salvare la persona di Berlusconi, per carità, ma per salvaguardare la "dignità delle istituzioni", è stata approvata una legge sull’immunità che grida vendetta. Dal 22 giugno non è più possibile processare i titolari delle cinque massime cariche pubbliche. Guarda caso tra queste c’è la presidenza del consiglio.
Il presidente della repubblica si è, sì, opposto, quando Berlusconi pretendeva l’immunità anche per i suoi coimputati (che restano sotto processo). Ma Ciampi ha subito firmato la "lex Berlusconi", nonostante l’articolo 3 della costituzione italiana: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione (...) di condizioni personali e sociali". Con la sua firma quest’uomo rispettabile è diventato parte del problema.
Lo sgretolamento degli standard democratici rende di nuovo problematico anche l’approccio al fascismo e al suo lascito architettonico. Le pietre non hanno colpe: la questione è il nostro rapporto con il passato. La repubblica, finché era antifascista, poteva permettersi di riusare con disinvoltura le costruzioni mussoliniane. Da quando, con Berlusconi, si proclama postfascista, non è più al di sopra di ogni sospetto. Si è dichiarata conclusa la guerra civile europea del XX secolo. E così è andata a farsi friggere anche la consapevolezza di alcune fondamentali distinzioni di valori. Fini, prima capo dei neofascisti, oggi dirige i postfascisti.

Rau

Suona meglio, quanto basta per diventare numero due del governo. Il razzista Bossi è "ministro delle riforme".
In questa nebbia dove tutti i gatti sono grigi può accadere che il portavoce di Berlusconi dia la colpa del massacro di Marzabotto alle provocazioni dei partigiani: è successo davvero, l’ultimo 25 aprile. O che due fasci littori di marmo si aggirino nell’ambasciata al Tiergarten. Qualche tempo fa si diceva che sarebbero stati esposti nel cortile interno. Ora si pensa di metterli al terzo piano. Lì verrà trasferito l’Istituto italiano di cultura, nel frattempo ribattezzato "dipartimento culturale dell’ambasciata" (a riprova della grande considerazione per la sua "autonomia"). Le vetrine, dietro le quali questi simboli della dittatura fascista dovrebbero acquistare una patina museale, saranno presto pronte, probabilmente subito dopo la visita di Ciampi e Rau.

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