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06 - Die Fackel e il fiammifero

Incredibile a Stoccolma: il Premio Nobel va a Sguardomobile!

La prima intervista esclusiva dopo l’annuncio-shock

martedì 7 ottobre 2008, di Francesco Bamai

Nonostante l’annuncio ufficiale sarà dato dall’Accademia di Svezia solamente tra un paio di giorni, le incredibili indiscrezioni che hanno cominciato a circolare già ieri nel tardo pomeriggio sono diventate via via più autorevoli fino a trovare conferma definitiva. Il premio Nobel per la letteratura 2008 è stato assegnato a SguardoMobile per aver “contribuito con profondità ineguale allo sviluppo del genere umano nella sua globalità”. Abbiamo raggiunto sei componenti del gruppo riuniti per l’occasione a festeggiare l’evento in una delle loro ville versiliesi.

FB: Allora, cosa ne pensate di questo riconoscimento? Non è una sorpresa per tutti?

SM: Una sorpresa? A noi pare piuttosto un colpo di scena su scala planetaria! Forse esageriamo, siamo ancora troppo offuscati dall’emozione, ma chi poteva immaginarlo fino a ieri? Non possiamo certo dire che ce l’aspettassimo! I nobel per la letteratura sono quasi sempre stati assegnati a romanzieri o poeti di chiara fama e con alle spalle qualche decennio di attività. Sono rari i casi di premi attribuiti a uomini di cultura che non fossero tecnicamente degli scrittori puri.

FB: Bergson era un filosofo, ad esempio.

SM: Certo, ma ad ogni modo non era sicuramente un “gruppo di filosofi”, o nemmeno "un gruppo di critici", o "un gruppo di manovali del pensiero", o in qualunque altra maniera si possa definire SguardoMobile. Ogni tentativo di definizione sul nostro conto è riuscito a intercettare uno scampolo di verità (anche se certo quel "masnada di crapuloni" con cui titola oggi cripticamente Vittorio Feltri ci pare un po’ fuori misura), e rispetto alla tradizione del premio svedese è una verità supremamente eccentrica, comunque la si voglia guardare. Sono stati coraggiosi, non c’è che dire. E tenete presente che all’assoluta novità del Nobel collettivo si aggiunge il fatto che nessuno di noi ha mai scritto nulla di significativo.

FB: E allora come ve lo spiegate?

SM: Pensiamo di aver fatto un buon lavoro di lobbying, tutto qui. Le nostre entrature nel mondo accademico internazionale, dal Portogallo alla Germania, hanno indubitabilmente contribuito a questo esito clamoroso. Il sistema di attribuzione dei premi Nobel è piuttosto complesso, ed evidentemente abbiamo tirato le leve giuste. Pare che nella rosa dei candidati ci fossero Philip Roth, Ngugi Wa Thiong’o, Nazione Indiana e Giuseppe Iannozzi. Naturalmente è un onore essere usciti vincenti da un agone così prestigioso.

FB: Vedo che non avete perso un grammo della vostra modestia. Come l’avete saputo? Vi faccio questa domanda perché attorno a queste cose, come saprete, nasce sempre una certa aneddotica.

SM: Certo, ci ricordiamo l’annuncio fatto a Fo mentre era in autostrada, con una macchina che gli si accosta mostrandogli dal finestrino un cartello con la scritta Nobel. Noi eravamo riuniti per giocare a Texas Hold’em su internet sulla scia di Adinolfi, quando ad un certo punto ci è apparso un pop-up…

FB: Un pop-up?

SM: Sì, una di quelle finestrelle che si aprono quando si visitano i siti porno o repubblica.it. Sopra c’era scritto: “Congratulazioni! Hai vinto un premio importante! Clicca qui subito!” A dire il vero sulle prime eravamo un po’ scettici. Poi abbiamo preferito far vincere la nostra fiducia nel mondo, abbiamo cliccato, e ora eccoci qui, ad ordinare lo smoking per la celebrazione di Stoccolma. Speriamo arrivino in tempo per il 10 dicembre.

FB: E ora che cosa pensate di fare? Credete che il Nobel cambierà radicalmente le vostre vite?

SM: Probabilmente sì, e non è tanto per il denaro… [Ridono] Piuttosto ci sentiamo portatori di una nuova responsabilità che vogliamo onorare lavorando di più e meglio. Ci sono ancora tante cose da fare per rendere questo pianeta il migliore dei mondi possibili, per quanto il nostro contributo sia stato determinante per approssimarsi a questo obbiettivo.

FB: Ma non credete che a questo punto ci sia una sorta di sindrome da appagamento, come quella che affligge le grandi squadre dopo aver vinto campionato e Champions League?

SM: Beh, per un certo periodo sicuramente penseremo a goderci tutti assieme questo momento d’oro, ma poi ci metteremo subito alla ricerca di nuovi stimoli. Anzi, non possiamo negarle che a questo punto ci piacerebbe seguire le tracce di Marie Curie o Linus Pauling e riuscire domani a mettere le mani su una statuetta per un’altra disciplina. Ci sembra complicato arrivare a quelle scientifiche, sia perché in quel mondo, si sa, le attribuzioni sono più che altro di carattere politico, sia perché abbiamo tutti dei problemi a far di conto e siamo impressionabili alla vista del sangue. Fisica, economia e medicina li dobbiamo quindi escludere, almeno per ora. Resta quello per la pace. Certo, è un riconoscimento minore (chi si ricorda di Ernesto "Che" Moneta?). Insomma, è un po’ un premio di consolazione, ma pur sempre capace di dare le sue soddisfazioni.

FB: Moneta si chiamava Ernesto Teodoro, il Che è un altro. E a dire il vero non si tratta di statuette, forse confondete con gli Oscar.

SM: Gli Oscar! [All’unisono] Ma dove abbiamo la testa? Come abbiamo fatto a non pensarci. Ci scusi solo un secondo. [Si consultano a bassa voce, poi riprendono l’intervista.] Abbiamo deliberato: proveremo a vincere collettivamente il premio come miglior attrice, miglior attore e miglior tecnico del suono in un colpo solo. Questa sì che è un’altra bella sfida nel cammino verso il premio più prestigioso.

FB: Che sarebbe?

SM: Il telegatto.

FB: Certo. Mi spiace dovervi già lasciare, ma vedo che i colleghi del Magazine Littéraire e della New York Review of Books stanno scalpitando in tinello. Grazie per la disponibilità e delle belle parole.

SM: Aspetti, non ci chiede se il successo ci ha cambiato?

FB: Non ce n’è bisogno, le vostre risposte parlano da sé.

SM: Grazie a lei allora. E adesso, au suivant.