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L’occhio del superuomo, l’orecchio del ragno. #1: Superman

Una lettura comparata delle origini di due supereroi classici del Fumetto.

sabato 3 marzo 2007, di Davide Gherardi

Con la prima tappa di questo studio tripartito [a seguire: #2: Spiderman; #3: Superman Vs Spiderman] di Davide Gherardi si riprendono le pubblicazioni su questi pixel, pubblicazioni che proseguiranno regolari finché non torneranno a essere irregolari. Per amor della logica e degli imperscrutabili criteri con i quali si regola il tempo, da s?©, lasciandoci spettatori dello sfogliarsi dei calendari.

Questo saggio propone la comparazione e lo studio culturale, attraverso il riferimento iconografico alle copertine dell’editoria fumettistica, di due super-eroi classici nella storia del fumetto: Super-man, la stella della Golden Age, e Spider-man, tra gli astri più brillanti della Silver Age. E’ stato notato come i super-eroi, con le loro immancabili lotte contro le forze del male, le imprese per evitare disastri planetari, per non parlare delle perenni tentazioni di “normalità” sacrificate in nome di una causa superiore e/o del bene collettivo, ripresentino nella forma del revival le crude allegorie delle storie bibliche, alimentando e rigenerando il mito inossidabile dell’Eroe solitario americano (1). Questo aspetto è stato astutamente sfruttato nelle loro più recenti incarnazioni cinematografiche. Ad esempio, al primo episodio della saga cinematografica diretta da Sam Raimi è stato riservato il seguente commento: “Spider-man is a metaphor for Christian shame, shame for longing of the flesh and an attempt to transcribe this shame into more manageable guilt” (2).
È stato parimenti osservato come il supereroe, solitamente una persona che “assume” le qualità superiori in un processo d’iniziazione ai segreti della morte, porga la trasparente metafora della fase più carica di sconvolgimenti e pericoli per la personalità di ogni individuo: il passaggio dalla pubertà all’adolescenza con la conseguente scoperta di nuovi desideri e responsabilità (parola-chiave per Spider-man) nonché di un “nuovo” corpo sottoposto a rapida mutazione. Non a caso è questa la fase maggiormente sottolineata nell’articolata genesi di Spiderman (esemplare meno polveroso di super-eroe, da “nuovo testamento”). Anche questo aspetto è stato prontamente colto e rimodulato dal cinema, ad esempio da M. Night Shyamalan, regista che fa ampio uso di suggestioni tratte dai materiali della cultura popolare. Nel suo Il Sesto Senso (1999) il piccolo sensitivo protagonista accetterà lo status di “essere straordinario” soltanto dopo esser transitato per una metaforica investitura sul palcoscenico, durante una recita scolastica in cui indossa i panni di Re Artù: “The transformation of the boy into a hero is expressed through a metaphor in last scene of a play the children performed at school: Cole plays the part of Arthur, a young palfrey who removes Excalibur form the anvil and thus becomes King” (3). Anche in Unbreakable (2000) è sempre un bambino a sottoporre il padre, un super-eroe indolente, restio a manifestarsi, ad un pericoloso test, puntandogli contro una pistola. Nel finale il padre porge al figlio un giornale che reca in prima pagina il servizio sul misterioso intervento di un uomo mascherato: la prova fideistica passa per il crogiuolo dell’informazione pubblica, mediazione che attua il battesimo del novello supereroe. È proprio quest’ultimo aspetto ad interessarci particolarmente: il vivo legame tra il superoe e i media che ne veicolano le imprese. Il supereroe è l’emblema della super-informazione dinamica e onnipresente della contemporaneità e della stessa nervosa ubiquità del Dato; ciò vale anche per Superman, eroe ormai irrigidito nella sclerosi della sua muscolatura sagomata (come dimostra il suo ultimo avatar cinematografico, Superman returns di Bryan Singer, 2006). E come dimostra la seguente storiella: nella metà degli anni Quaranta, l’attivista per i diritti civili Stetson Kennedy s’infiltrò nel Ku Klux Klan allo scopo di studiarne l’organizzazione ed escogitare un piano per danneggiarne le attività. Dopo averne appreso i codici, le attività occulte e i piani d’azione, decise di intervenire scrivendo al governatore della Georgia per dimostrare che il Klan, ufficialmente una semplice associazione apolitica senza fini di lucro, era invece dedito alla gestione di un racket di merci di contrabbando e alla propaganda della “supremazia bianca”

Scartafaccio originale dell’aletta sinistra di SM

. Questa prima azione inoltrata da Kennedy rimase senza efficacia: il Klan possedeva una forte copertura di connivenze radicate nelle più alte sfere governative. Finchè Kennedy contattò i produttori del programma radiofonico The Adventures of Superman, proponendo loro di realizzare delle storie in cui Superman avrebbe combattuto proprio i membri del Klan. Kennedy riuscì così a diffondere tra milioni di ascoltatori i segreti dell’organizzazione eversiva, trivializzandone i rituali e sbandierando al vento le sue parole d’ordine. In breve il Klan perse credibilità e il numero degli affiliati colò definitivamente a picco (4).

È stato notato (5) che Superman mette in scena un coacervo di medievalismo e fantascientismo: poteri angelici o demoniaci o comunque sovrumani, concentrati in un corpo governato da una coscienza imperfetta, metafora di un’arma totale guidata da una mente in preda a dubbi e tentazioni più che umane... in più la connotazione tecnico-scientifica dei “superpoteri, che non sono altro che un elenco d’ipertrofie corporali d’ordine protesico (microscopio, telescopio, servomeccanismi vari, etc...)”. Da qui la capacità di volare (in realtà, nella prima apparizione, Super-man si sposta compiendo dei super-salti) super-velocità, super-respiro, invulnerabilità, super-udito, vista che rastrella l’intero spettro della radiazione luminosa, raggi-X, infrarossi, “zoom” telescopico o microscopico e persino un “raggio della morte” (o forse un fascio ustore “catottrico”) sviluppato concentrando nello sguardo il calore dei raggi solari. Questo tripudio eugenetico viene giustificato nella manovra di spiegare Superman come l’ultimo sopravvissuto di una stirpe d’alieni in tutto e per tutto uguali a noi ma dalla “struttura fisica evoluta di milioni d’anni” (6). I casi sono due: o Superman profetizza un avvenire gnostico d’illimitata perfezione umana, oppure forse è il frammento scampato all’oblio degli eoni di una condizione adamitica da cui siamo decaduti... (7)
D’altro canto, all’epoca in cui Siegel e Shuster fantasticavano, non si poteva concepire un modello infinito di universo, per cui forse Superman proviene da un eterno ritorno. Non a caso questo figlio prediletto dell’immaginazione scientifica presenta nel suo curriculum vitae soltanto due talloni d’Achille: magia (irrazionalismo) e kryptonite, micidiale minerale radioattivo creato in seguito all’esplosione del suo pianeta natale, fatto che sembra rimandare ancora una volta alla natura astrattamente scientifica del supereroe (Superman ha la struttura di un isotopo?), ma altresì all’inattitudine del personaggio a soffermarsi a meditare sul nostos della patria avita, irrimediabilmente perduta. Superman è reattivo, preferisce adottarne una seconda, replicando la sua condizione di trovatello, alla quale prodigherà con vasto sfoggio di risorse le sue premure paternalistiche. Superman quindi è un outsider per antonomasia: alieno e orfano anche dei genitori adottivi. Questo è un tratto oltremodo interessante del personaggio, che pur ostenta una serie di virtù viriloidi che si sposano perfettamente con una iconografia retorica della “salubrità” americana, un po’ Baden-Powell e un po’ ariana. Eppure, Superman è un immigrato cosmico.

La copertina del comic-book che ne annuncia il folgorante esordio sul palcoscenico dell’intrattenimento a fumetti lo presenta nell’atto di attaccare un’automobile pesantemente carrozzata, sollevarla e schiantarla rovinosamente contro una roccia mentre un gruppo di persone, giustamente terrorizzate, fugge a piedi in ogni direzione. L’esordio del superuomo a fumetti non è dei più pacifici e rassicuranti. Avviene difatti in una nebulosa di panico. Perché Superman ce l’ha con la macchina? Non è certo un luddista (o forse, sottilmente, sì?). La spiegazione del casus belli è data nel corso della storia: i malcapitati proprietari dell’automobile avevano rapito la bella Lois Lane, collega di Clark Kent presso la redazione delDaily Planet. La copertina ha anche il pregio di sottolineare una caratteristica fondante di Superman, ossia il suo essere in perenne competizione con le macchine sui cui, del resto, prevale senza alcuno sforzo (ma quali macchine? Il suo pallido doppio, Clark Kent, fa invece largo uso di protesi, occhiali, telefono, e “combatte” contro i tempi imposti dalla rotativa). Superman, per il resto della vicenda, è altrettanto indaffarato: piomba nella casa di un governatore federale, che vive letteralmente “blindato” in una camera da letto/cassaforte, per intimargli di evitare l’esecuzione tramite sedia elettrica a una donna incarcerata ingiustamente; poco dopo lo vediamo tiranneggiare un losco rappresentante dello Stato, un senatore corrotto che si ritrova alla sua mercede. Prendendolo in braccio, Superman lo trascina in una sgradita corsa sui cavi telefonici (“Stop! Stop! We’ll be electrocuted!” grida il poveretto (8) ) regalandogli una “magnifica” veduta aerea di una specie di Campidoglio (l’architettura “emulativa” è una caratteristica del paesaggio urbano americano).
I continui riferimenti alla morte per folgorazione, congiuntamente alla visione “ascensionale” dal cocuzzolo dello pseudo-Campidoglio, sembrano indicare che Superman è la fiera e tempestiva incarnazione della Dea della Giustizia (e della condanna irreversibile) opportunamente virata in un avatar mascolino, wasp e accordato con il quoziente dominante della massa dei suoi futuri lettori, ma anche con i dettami di una rampante dottrina capitalistica Lui incarna l’ingenuo ardore del buon cittadino che s’augura d’intervenire tempestivamente per favorire processi di grazia e giustizia, interloquendo direttamente con la fonte dell’autorità costituita, allo scopo di perorare la giusta causa. Per questo Superman irrompe nella cassaforte entro cui riposa il rappresentante del potere isolato dall’esterno, isolato da tutto il Popolo americano, per svegliarlo e spronarlo ad adempiere ai suoi doveri. Dopodiché sequestra un senatore corrotto, trascinandolo in una folle corsa sui fili telefonici, e materializzando così la tremenda ineluttabilità di un messaggio, un ordine o un’ingiunzione slegata dalle bolsaggini degli impedimenti burocratici, che piomba tra capo e collo (solo due anni dopo Gardner Fox crea The Flash, supereroe dell’alta velocità, il cui costume lo rende in tutto e per tutto simile a un Mercurio alato). Solo che ai preliminari necessari a ottenere le pure e semplici condizioni per la ricerca della verità (secondo un processo garantito democraticamente) Superman contrappone la muscolare equivalenza tra Giustizia e Potere.
Se Hannah Arendt osservava che “L’estrema forma di potere è: Tutti contro Uno, l’estrema forma di violenza è Uno contro Tutti” (9) , Superman agisce “con la Forza di mille uomini” contro soltanto Uno. In luogo di un arido trattato d’etica o di teologia Superman, teodicea calata dall’alto, deus ex machina, manifesta la “massa” inamovibile di un giustizialismo populistico che si riveste di principio divino.

La sua azione tipica, più ancora che saltare, pugilare, volare o emettere raggi è quella di rimanere immobile (come evidenzia il film di Singer). In un mondo metropolitano di mezzi di comunicazione e trasporto di massa, rutilante di cambiamenti, Superman è una sagoma invulnerabile alle sollecitazioni, agli urti, lesioni e contusioni. Il criminale lo accoltella e la lama si piega. Gli sparano e il proiettile rimbalza, ecc... Quale essere d’inerzia assoluta in un mondo di bruschi mutamenti fisici e morali, la sua inamovibilità trascendente dimostra l’essenza adamantina del Bene assoluto (ancora candido ma già, in nuce, a un solo piccolo e pericolo passo dal polarizzarsi in Male assoluto, come l’energia atomica, che può creare l’inferno o illuminare mille città) e accenna ad un principio posto al di fuori della sfera cangiante degli affari umani. Superman è troppo potente per attaccare un comune criminale, e a che pro poi? La sua superiorità è palese. Non a caso in un Look di due soli anni dopo (10= (27 febbraio 1940) lo troviamo che svolazza sui cieli d’Europa, sopra la linea Sigfrido. Recita la didascalia: “Siegel and Shuster (i suoi creatori NdA) gave Superman a big job”.
Il “big job” consiste nel condurre in un sol colpo Hitler e Stalin al cospetto di una fantomatica “Lega delle Nazioni” collocata in Svizzera. Superman è già pienamente arma segreta, longa manus del potere e forse anche un po’ contras dato che, come recita la suddetta didascalia:
He once stopped a war ‘somewhere in South America’ by dumping a munitions profiteer into the trenches for a dose of his own medicine”.
La striscia evidenzia che Superman non è tanto mediazione tra Individuo e Legge, Governatore e innocente, Dittatore e Tribunale, ma fantasia di controllo assoluto. L’ultima didascalia lo mostra tra Hitler-Stalin e un Giudice (che pronuncia la sentenza di spalle, in modo che non ne vediamo il volto) come diretta emanazione della Legge.

Superman incarna “il sogno ad occhi aperti del debole Clark Kent” (11) in una buona dose d’evasione a strisce, assecondando l’infantile smania d’onnipotenza dell’uomo del terziario fordista oppresso dalla routine lavorativa e smarrito di fronte all’aggressività delle potenziali partner (nei primi episodi Kent non fa che testare il continuo “disprezzo della virile Lois Lane”(12) ). Suona altrettanto veritiero che la sua superiorità sui limiti spazio-temporali ne faccia un “fratello a fumetti degli angeli medievali” (13). Il piglio decisionista, motivato dalla convinzione monomaniacale d’incarnare un ideale sociale in libera uscita totalitaria, esprime sia “una crescente impazienza nei confronti dei laboriosi processi della vita civilizzata e il desiderio irrequieto di adottare soluzioni violente” (14) , sia la lacerazione interiore dello stesso Draft For A Bill del 1779, in cui si dichiarava “evidenza di per sé” il fatto che tutti gli uomini sono stati creati uguali (“We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal” (15) ).
Il Draft si apre con la frase: “Well aware that the opinions and belief of men depend not on their own will, but follow involuntarily the evidence proposed to their minds”, ricadendo, come nota Hannah Arendt, nell’aporica contraddizione della realtà fattiva: “che tutti gli uomini siano creati uguali non è evidente di per sé né dimostrabile.” Superman approda sulla nostra terra in un’arca, un vascello alieno, e mantiene l’ordine con la malleveria della sua potenza assoluta a dimostrazione che NON siamo creati uguali, e che la giustizia stessa NON è mantenuta in vita dagli uguali. Il dato che il corpo venga mascherato e spettacolarizzato da un costume mentre il viso rimane scoperto sembra indicare che è in realtà Clark Kent il vero alter-ego dell’“uomo-mascherato”: un anti-eroe tragicomico, segnato da tutte le fobie e le contraddizioni dell’uomo metropolitano. Non solo semplice baccello da cui l’ultracorpo superumano è pronto a sgusciare, Clark Kent è la crisalide mai maturata del conflitto insanabile tra istinto individual-reazionario, pertanto ammantato di candore populistico, e adattamento alla vita accelerata e ipergerarchizzata dell’Apparato, un po’ come il faticoso processo ermeneutico della dialettica democratica.



Note

1 - Scomodando una voce autorevole ed esperta: “L’Eroe americano è ritratto come individuo solitario che affronta le forze del male senza aiuto da parte di una comunità intimidita o corrotta o impotente; è adattato, cioè, all’immagine archetipale incarnata da Tarzan, Superman e Batman, come pure dai cowboy protagonisti di film quali Mezzogiorno di fuoco e certi incorruttibili detective privati, come Sam Spade e Philip Marlowe.” Leslie Fiedler, “Mithicizing the Unspeakable”, Journal of American Folklore, 1990, 103, pp. 390-9 (tr. it. “Mitizzando l’Indicibile”, in Arrivederci alle armi, Roma, Donzelli, 2006, p. 57).
2 - Niall Richardson, “The Gospel According to Spider-Man”, Journal of Popular Culture, Vol. 37, Issue 4, 2004, pp. 695; 696.
3 - Antonio Sánchez -Escanilla, “The hero as a Visitor in Hell: The Descent into death in film Structure”, Journal of Popular Film & Television, Vol. 32, No. 4, Winter 2005, pp. 149-156.
4 - Stetson Kennedy è stato definito “il fattore determinante nell’impedire che il Ku Klux Klan registrasse un revival nel Nord del paese”. Una sintesi delle “imprese” di Stetson Kennedy è stata pubblicata in Italia nel libro di Steven D. Levitt e Stephen J. Dubner, Freakonomics. Il Calcolo dell’incalcolabile, Milano, Sperling & Kupfer, 2005; cfr: il Cap. 2. Il libro di Kennedy riferito all’episodio s’intitola The Klan Unmasked, Boca Raton, Florida Atlantic University Press, 1990, originariamente pubblicato con il titolo: I Rode with the Ku Klux Klan, London, Arco, 1954. La citazione riportata è di Wyn Craig Wade, The Fiery Cross: The Ku Klux Klan in America, New York, Simon & Schuster, 1987; cit. in Levitt, Dubner, p. 73.
5 - Marshall McLuhan, The Mechanical Bride - Folklore of Industrial Man, New York, The Vanguard Press, 1951 (tr. it. La sposa meccanica. Il folclore dell’uomo industriale, Milano, Sugarco, 1984, pp. 204-206).
6 - Così almeno recita la didascalia intitolata: “A scientific explanation of Clark Kent’s Amazing Strenght” nella prima pagina del fumetto di Jerome Sieghel e Joe Shuster, Action Comics, n.1, 1938.
7 - In più il suo blasone, un triangolo rovesciato in cui è iscritta una “S”, sembra alludere ai simboli della geometria massonica, oltre che al Tetrakys pitagorico ed alla Trinità cristiana.
8 - Ivi, vignetta n. 90, p. 12.
9 - Hannah Arendt, On Violence, New York, Harcourt Brace & Company, 1969 (tr. it. Sulla Violenza, Parma, Guanda, 1998, p. 44).
10 - Ma è opportuno ricordare che già nello stesso fumetto, nella storia intitolata “Revolution in San Monte” che proseguirà sul numero successivo (Action Comics, n. 1, 2, April, July, 1938) Superman pronuncia un discorso pacifista redarguendo i fabbricanti d’armi. Secondo alcuni commentatori nell’America degli Anni Venti e Trenta l’idea che i fabbricanti d’armi fossero responsabili dell’istigazione alla Guerra era ampiamente diffusa e ciò si ripercuoteva nel mondo dei comic-book in personaggi come “Sandra of the Secret Service”, eroina creata da Will Ely e attiva tra il ’35 ed il ’38. Sarebbe oltremodo interessante approfondire tale tematica, ma tutto ciò esula dall’orbita tracciata dalle (scheletriche) finalità del presente saggio.
11 - Mc Luhan, op. cit., 1951, p. 207.
12 - Ivi, p. 204.
13 - Ivi, p. 205.
14 - Ibidem.
15 - The Unanimous Declaration of the Thirteen United States of America, July 4, 1776.
16 - Hannah Arendt, “Truth and Politics”, Between Past and Future. Eight Exercises in Political Thought, New York, Viking Press, 1968 (tr. it. Verità e politica, Torino, Bollati & Boringhieri, 1995, p. 55).

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