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11 settembre: un’oscura tragedia / 1

sabato 28 giugno 2003, di Simone Lanza

Un’analisi dettagliata, serratissima e precisa nel citare le fonti. Simone Lanza, vicedirettore di Agape, centro ecumenico nelle valli valdesi, si ?® sempre rifiutato di smettere di pensare, anche nei momenti in cui l’emozione e l’orrore possono sopraffare, e ci spinge tutti a tornare a interrogarci sulle possibili cause dell’attentato alle Twin Towers.

Questo intervento ?® stato scritto prima della guerra in Irak, quando il sito era ancora in cantiere. Crediamo sia un contributo importante e di alto livello alla cosiddetta contrinformazione.
(lf)

di Simone Lanza

Gli Usa nel Golfo e gli arabi afgani nel mondo

Il terrorismo di matrice mussulmana è più un prodotto della terza guerra mondiale che un retaggio medioevale e tribale quale viene presentato dai media.1 Questa banalità storica è necessaria per capire chi sono e come si sono armati i combattenti della Jihad. Dobbiamo tornare alla terza guerra mondiale, quella fredda: la guerra silenziosa tra USA e URSS combattuta sempre nel "terzo" mondo. Durante questo conflitto il fondamentalismo religioso è stato trasformato in un fronte politico-culturale degli USA. La Jihad afgana costituisce la più grande guerra occulta degli USA: prima di allora il Black Budget della CIA non aveva superato i 9 miliardi di dollari.2 L’asserzione del signor Zbigniew Brzezinski, ex-Consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti d’America ai tempi dell’inizio della guerra in Afghanistan, è una prova della consapevolezza e sfrontatezza degli americani a rivendicare la santità di quella guerra, di cui si proclamano iniziatori. Egli rivendicò che nella metà del 1979 il governo promosse l’appoggio segreto ai Mujahidin che combattevano contro il governo afgano in un tentativo di attirare i russi in quella che lui definiva la "trappola afgana"3 . Sempre Zbigniew Brzezinski asserì compiaciuto che in tale trappola l’URSS avrebbe trovato il suo Vietnam.

Il giornalista J. K. Cooley così riassume alcune tappe della lunga storia del forte sostegno dato dalla CIA alla nascita dell’estremismo islamico: "Anche per l’addestramento di oltre cinquantamila mercenari musulmani da inviare contro i russi la CIA aveva scelto di agire per procura. Gli ufficiali Pakistan dell’ISI e alcuni capi della resistenza afgana seguirono così dei corsi appositi presso i centri della CIA e delle forze speciali della Marina e dell’Esercito degli Stati Uniti. L’addestramento vero e proprio si svolgeva sotto lo sguardo attento di ufficiali pachistani e di un numero limitatissimo di funzionari della CIA, prima in Pakistan e, alla fine nelle zone dell’Afghanistan libere dalla presenza di truppe sovietiche e del governo comunista afgano. Per l’invio di armi si utilizzavano vari canali pubblici e occulti e diversi stratagemmi. (...) I finanziamenti arrivavano da diverse fonti che, alla fine del conflitto, servirono a convertire i combattenti in terroristi internazionalisti. Per prima cosa, nel corso delle due presidenze Reagan (1981-89), si utilizzarono i soldi dei contribuenti americani. I contributi sauditi, di origine pubblica e privata, come quelli di bin Laden, si sommarono, dollaro su dollaro, a quelli americani. Altri miliardi arrivarono dalla Bank of Credit and Commerce International e dal commercio internazionale della droga."4

Il terrorismo afgano tornò e si diffuse in vari paesi perché la maggior parte degli afgani non era appunto afgana ma straniera, saudita per lo più, chiamata a combattere contro i russi uno dei conflitti della terza guerra mondiale. Questo spiega l’emergere del fondamentalismo armato in Egitto e Algeria proprio agli inizi degli anni novanta, quando persone in carne e ossa provenienti dalla guerra santa all’URSS tornarono in patria, dove erano per lo più ricercati.5 Altri rimasero in Afghanistan e dintorni: cambiato lo scenario, gli Stati Uniti non riuscirono più a controllare quello che loro stessi avevano prodotto: un esercito di fanatici ora guidato da potenti neoliberisti sauditi tra cui il bin Laden.

Gli arabi sauditi in Usa?

Una questione a parte meriterebbe la complessa questione del rapporto tra Arabia Saudita e USA, nella quale la lunga amicizia delle famiglie Bush e Bin Laden non è che una tessera di un mosaico di affari molto più complessi. Dopo l’attentato del 11/9 le indagini si sono dirette in Germania e altri paesi ma si sono ben guardare dal puntare l’attenzione sull’Arabia Saudita, anzi se sono tenute alla larga, e questo su precise indicazioni. Non stupisce in questo senso che John O’Neill, l’ex vicedirettore dell’FBI, che stava indagando sulle responsabilità di Bin Laden nei precedenti attentati, indicava l’Arabia Saudita come il paese in cui trovare le vere radici della rete: "ogni risposta, tutto ciò che serve per smantellare la organizzazione di Osama Bin Laden, si trova in Arabia Saudita.",6 John O’Neill fu fatto dimettere dall’incarico due mesi prima dell’attentato e fu collocato proprio in un ufficio nelle Twin Towers, dove trovò la morte il 9/11.7

La versione ufficiale vuole che Osama Bin Laden e Al-Qaeda non abbiano nulla a che vedere con gli USA e siano stati ripudiati dall’Arabia Saudita, paese che avrebbe tolto la cittadinanza a Bin Laden. Fa parte ormai della storia il suo coinvolgimento tramite la CIA per la guerra sporca contro l’URSS in Afghanistan, in cui all’inizio aveva soprattutto il ruolo di found-raiser.8 La questione meno nota è che ancora nel Luglio 2001 Bin Laden ha "ricevuto visite di molti membri della sua famiglia, oltre che di eminenti membri del mondo saudita e degli Emirati.",9 Sempre secondo Le Figaro, Bin Laden avrebbe visto agenti della CIA, e proprio il giorno prima dell’attacco sarebbe stato scortato dall’ISI pachistano in un ospedale per speciali cure mediche.10

Quello che interessa però sottolineare è il legame tra le famiglie Bin Laden e quella di Bush. Secondo diversi servizi giornalistici il gruppo Carlyle, gigantesca società fornitrice degli apparati di difesa americana, presso cui lavora George W. Bush, ha rapporti antichi con la famiglia Bin Laden.11 Lo studio legale di interesse pubblico Judicial Watch di Washington ha duramente criticato il legame Bush-Bin Laden.12

ABC News riferisce che l’FBI è interessata a saperne di più sulla rete finanziaria della famiglia Bin Laden e che sia molto sospetto che Osama sia un reietto della famiglia.13 L’FBI sarebbe in possesso di una documentazione su almeno altri due membri della famiglia Bin Laden, tra l’altro operanti negli Usa, sospettati di terrorismo. Eppure l’FBI ha ordinato di sospendere le indagini su questi legami nei due mesi successivi agli attentati del 9/11, proprio mentre 1400 persone senza alcuna prova venivano arrestate e imprigionate in un clima di caccia al fondamentalista musulmano. Il The Guardian informa che le restrizioni risalgono al 1996. Gregory Palast di BBC Newsnight ha riferito che "dopo le elezioni (di Bush, N.d.R) alle agenzie è stato detto di sospendere le indagini su Bin Laden e i reali sauditi, e questo ha amareggiato gli agenti ... al quartiere generale dell’FBI ci hanno detto che non potevamo fare commenti su quel che avevamo scoperto."14 In un’intervista al Green Press il noto giornalista britannico ha commentato: "Abbiamo saputo che fu loro proibito fino all’11 settembre, di fare verifiche sui finanziamenti sauditi alla rete di Al-Qaeda e altre organizzazioni terroristiche. Non c’è dubbio che quel che è successo sia stato il più grande fiasco della comunità dell’intelligence dai tempi di Pearl Harbor, però quel che comprendiamo adesso è che non si è trattato di un fiasco bensì di una direttiva." Gregory Palast fa riferimento a casi concreti al conflitto creatosi tra vertici e agenti operativi, i quali erano giunti quasi in possesso di documentazioni a cui è stato ordinato dall’alto di non mettere mano.15 Secondo lo stesso giornalista, benché il patrimonio di Osama sia stato congelato, l’Arabia Saudita ha finanziato negli anni 90 molte fondazioni legate alla sua rete. Quello che l’amministrazione sta cercando di occultare è se i sauditi siano ricattati o lo facciano per costrizione. E’ chiaro comunque che i sauditi al potere cercano di comprarsi l’opposizione fondamentalista. Diversi esperti riportano che Osama sarebbe vicino a importanti figure del mondo wahabita, in particolare Turki-al-Faisal, fratello del re Fahd.16

Labevière racconta come Osama Bin Laden sia stato accudito dalla CIA fino agli anni di Clinton nel suo libro Dollars for Terror, The United States and Islam. Anche il recente studio sui finanziamenti di Al-Qaeda di Colley ci conduce a legami con l’Arabia Saudita. Insomma negli Usa non solo non sono in corso delle indagine serie sui finanziamenti di Al-Qaeda, ma anzi sembrerebbero impedite proprio quelle indagini che passano dal mondo saudita. Perché?

Strani pachistani: dal Golfo al Pentagono

Abbiamo già detto come faccia parte della storia -anche se volutamente poco nota- il legame tra servizi segreti pachistani (ISI) e i combattenti della libertà in Afghanistan. L’ISI armava e addestrava gli arabi afgani una folta truppa di delinquenti, ricercati, disperati e fanatici. Mahamoud Ahmad, direttore generale dell’ISI, è stato però capo delegazione dell’ISI per una visita di routine negli USA proprio nei giorni dell’attentato dell’11 settembre. Il quotidiano pachistano The news si interroga su quali fossero gli scopi delle sue visite proprio in quei giorni. Ufficialmente il ruolo di Mahamoud Ahmad fu quello di fare la voce grossa e di chiedere l’estradizione di Osama ai talebani. L’ISI rappresenta quindi gli interessi americani anche in questo caso per negoziare (o far finta di negoziare) la resa di Bin Laden presso Mohammad Omar, leader dei talebani.

Nell’estate del 2001 il generale Mahamoud, ordina a un suo assistente di trasferire via cavo 100.000 USD a Mohammed Atta, che secondo l’FBI sarebbe il capo dei dirottatori. Più tardi sarà costretto alle dimissioni, ma nel silenzio. Lo svelava Times of India 7 che aveva tutto il suo interesse nel mettere a nudo il reale (non) impegno pachistano nella lotta antiterrorista. Eppure l’episodio trova conferme anche in fonti di intelligence francesi. 18 Insomma i rapporti tra ISI e CIA potrebbero delucidare molte vicende legate agli attentati del 11 Settembre. In particolare i rapporti tra Mahamoud e le persone che incontrò proprio l’11 settembre quando era a Washington. Cosa ci faceva questo personaggio chiave delle trattative con i talibani a Washington proprio nei giorni dell’attentato, addirittura al Pentagono? E’ uno dei tanti episodi poco chiari di quello che fu presentato al mondo come un chiaro orribile attentato e che invece sta diventando uno dei peggiori e più oscuri episodi della storia contemporanea.

9/11 GLI EVENTI (cosa si vide che accadde)

Alle ore 8.45 un aereo della American Arilines si schianta contro la torre Nord del World Trade Center. Quindici minuti dopo, mentre tutti guardavano attoniti la TV un secondo aereo si schianta sulla torre Sud. L’avvenimento è sotto l’occhio di milioni di telespettatori. Le torri precipitano una dopo l’altra. L’inimmaginabile è sotto l’occhio di migliaia di telecamere. Alle 9.40 un terzo aereo si schianta sul Pentagono. Più tardi un quarto aereo sparisce misteriosamente e su questo ultimo episodio non ci saranno più notizie pubbliche rilevanti. Inizialmente si stima che sotto le torri ci siano circa 30000 vittime. Gli USA sono sgomenti. Tutto il mondo lo è. Sembra scoppiare la guerra. Vengono additati i terroristi musulmani.

Mai un attentato così grande nella storia. Mai così tanta violenza in diretta televisiva. Eppure proprio questa evidenza dell’immagine è stata alla base di così tanta menzogna, che è poi stata la premessa per una svolta autoritaria, protofascista. Non dimenticheremo mai a quante persone abbiamo dovuto dire di non guardare la televisione ma di cercare di capire quello che stava effettivamente succedendo nel modo di pensare, nelle sospensioni dei diritti e non quello che la distrazione televisiva proponeva come notizia del giorno. Tante persone anche di buona volontà, anche critiche e di sinistra, attonite di fronte alla televisione mettevano da parte la loro capacità di pensare per consegnarsi alle mitologie ufficiali. Eppure ancora oggi cosa accadde l’11 Settembre non è molto chiaro.

Molti hanno sostenuto che con l’11 Settembre la realtà ha fatto irruzione nella fantasiosa quotidianità degli statunitensi poco abituati ad avere la guerra in casa. Pochi invece sostengono che con l’11 Settembre è la fiction che ha fatto irruzione nella quotidianità. E’ proprio ciò che per anni era solo stato rappresentato al cinema come fiction, come scenario di attacco extraterrestre, veniva rappresentato in diretta televisiva, e il carattere della diretta televisiva mondiale le conferiva di per sé il carattere di prova inconfutabile. La morte in diretta televisiva nella società dello spettacolo costituisce da tempo uno degli intrattenimenti più seguiti. La NASA e l’American Army sarebbero scese subito in campo per salvare l’umanità da quell’attacco disumano, proprio come nei film di fantascienza quando si teme l’attacco interstellare. Ma cosa era successo sarebbe rimasto davvero sconosciuto. In pochi avevamo detto subito che Bin Laden non era la questione e che la sua immagine massmediatica era completamente irreale e fuorviante. Del resto non avevamo perso la memoria: la guerra umanitaria fu combattuta con tale fervore massmediatico anche se dei crimini di guerra, genocidi e massacri, dopo la guerra in Kosovo, non ci fu quasi traccia. Intellettuali e politici di sinistra avevano comparato Milosevic a Hitler, e se i morti che prima della guerra sarebbero dovuti essere 500.000, dopo saranno contati (nelle stime più alte del tribunale Internazionale) a non più di 2100 comprendenti civili serbi e albanesi e miliziani del UCK. Il potere del bombardamento massmediatico è davvero infinito.

9/11 GLI EVENTI (cosa non si vide che accadde, ma accadde davvero):

Avvisaglie

Tutti sapevano che attentati simili a quello del 9/11 erano stati progettati e potevano essere attuati. New York Times riferiva: "L’edizione del 2000 della relazione annuale Criminal Acts Against Aviation pubblicata quest’anno (2001, N.d.R.) dalla FAA, ha affermato che, se anche Osama bin Laden, a quanto sappiamo non ha condotto attacchi contro l’aviazione civile, ha sia la motivazione sia i mezzi per farlo’, e aggiungeva che ’gli atteggiamenti antioccidentali e antiamericani di Bin Laden fanno di lui e dei suoi seguaci una grande minaccia per l’aviazione civile e, in particolare, per l’aviazione civile americana.’"19 The Washington Post riferiva che un rapporto redatto nel 1999 per il Nacional Intelligence Council, struttura legata alla CIA, avvertiva che terroristi affiliati a Bin Laden avrebbero potuto dirottare aerei e farli precipitare sulla Casa Bianca.20 In Agosto 2001 era il presidente russo Putin a ordinare ai propri servizi segreti di informare immediatamente gli USA su possibili attentati aerei.21

Queste informazioni, rivelate dopo dai giornali, erano comunque non solo di dominio dei servizi segreti di tutto il mondo, ma anche di dominio pubblico, al punto che erano descritti nel libro già menzionato di John Cooley, Una guerra empia, pubblicato a Londra nel 1999, in cui si descriveva la possibilità del piano Bojinka di usare aerei commerciali quali armi per attaccare simboli della cultura americana.22 All’inizio del 2001 vigeva la massima allerta. Infine c’erano state numerose segnalazioni circa la data di settembre 2001, ma proprio in quel periodo la vigilanza era scesa.

A ben guardare comunque si sapeva molto di più, benché tutti poi ai mass media abbiano parlato di qualcosa di inimmaginabile. In un’ampia e dettagliata relazione ad alti ufficiali americani, Bruce Hoffmann, vicepresidente della Rand Corporation, il maggior centro di investigazione geopolitica e organizzazione militare, aveva dettagliatamente descritto i nuovi terroristi e i nuovi attentati del XXI secolo. Nella relazione dal titolo emblematico Foreword: Twenty-First Century Terrorism, sostiene che ci si dovesse ben immaginare attentati con migliaia, non più centinaia, di morti, facendo anche un preveggente esempio: "quello che vediamo oggi sono gruppi terroristici diversi... Dovete prendervi una pausa e rifletter un momento, tornare alla bomba al World trade Center nel 1993. Non considerando se fosse effettivamente possibile far cadere la torre Sud su quella Nord ammazzando 60000 persone, pensatevi che obiettivo. Fermatevi a paragonare i terroristi della decade passata, ... nemici numero uno come Abu-Nidal, Baader, Meinhof, e altri. Molto raramente abbiamo le prove che potessero contemplare atti terroristici tipo quello del World Trade Center. Hanno pianificato dirottamenti, messo bombe su aerei, ma questo tipo di cose avrebbe ammazzato al massimo centinaia, o solitamente, solo una manciata di morti (only a handful of deaths). Non contemplavano incidenti della violenza che ne avrebbero ucciso decine di migliaia. Questa è una differenza importante".23 Ma se era così importante questa differenza, ben descritta con sei mesi di tempo, perché tutti, tra cui lo stesso Bruce hoffmann, si dissero meravigliati?

(continua qui)

Fonti e note

1 Per una rapida analisi giornalistica cf: A. Rashid, I Talibani grandi destabilizzatori della regione, Le Monde Diplomatique, Novembre 1999; O. Roy, Un fondamentalismo in cerca di guerre, ma senza progetto politico, Le Monde Diplomatique, Ottobre 1998.

2 J. K. Cooley, Una guerra empia. La Cia e l’estremismo islamico, Milano, 2001, pp.178 sgg

3 Intervista a Zbignew Brzezinski a cura di Vincent Javert, Le Nouvelle Observateur, 15-21.I.1998; trad. it. Guerra & Pace, Novembre 2001. Cf anche J. K. Cooley, Una guerra empia. La Cia e l’estremismo islamico, op. cit.

4 J. K. Cooley, Una guerra empia. La Cia e l’estremismo islamico, op. cit. p.19; sulla Bank of Credit and Commerce International, e in generale sul peso dell’economia sporca in Asia e Europa, rimane fondamentale: Jean Ziegler, I signori del crimine, le nuove mafie europee contro la democrazia, Milano, Marco Tropea, 1998

5 Il ricorso al fanatismo islamico da parte degli USA è da ricondurre a una più generale strategia antisocialista in medioriente, volta a limitare l’ascesa dei movimenti socialisti, che con l’asse India-Egitto stavano cercando una terza via. Secondo Samir Amin alla conferenza di Bandung del 1955 sarebbe seguita la decisione di Arabia Saudita e Pakistan, spinte dagli USA, di creare un Congresso Islamico Mondiale nel 1958, con metrice fondamentalista. In una sua preziosa intervista ricorda come il suo amico, nonché primo ministro egiziano Nasser si infuriò molto; cfr. Intervista a Samir Amin, Il terrorismo, il grande alibi, in AAVV, Guerra globale, globalizzazione e militarizzazione del mondo, le alternative dei movimenti sociali, Milano, Punto Rosso, 2002.

6 Fonti: The Irish Times, 19.11.2001, CNN, 8.1.2001; cit. in Nafeez M. Ahmed, Guerra alla libertà, Il ruolo dell’amministrazione Bush nell’attacco dell’11 Setembre, Roma, Fazi editore, 2002, p.180

7 Le monde Diplomtique

8 J. K. Cooley, Una guerra empia. La Cia e l’estremismo islamico, op. cit. pp.193 sgg

9 Fonte: Le Figaro, 31.10.2001, cit. in Nafeez M. Ahmed, Guerra alla libertà, op. cit. p.154

10 Fonti: The Guardian, 1.11.2001, The Times, 1.11.2001, cit. in Nafeez M. Ahmed, Guerra alla libertà, op. cit., pp.182 sgg, p.321.

11 Golden, Daniel e altri, Bin Laden Family Could Profit from Jump in U.S. Defense Spending Due to Ties to U.S. Banks, The Wall street Journal, 27.9.2001; in questo articolo si spiega come paradosalmente l’aumento di spese militari in funzione antiterrorismo potrebbe creare profitti per la famiglia Bin Laden. Cf. Anche: David Lazarus, Carlyle Profit on Afghan War, San Francisco Chronicle, 2.12.2001; cit . in Nafeez M. Ahmed, Guerra alla libertà, op. cit., pp.155-156

12 Fonte: United Press International 13.2.2001; cit. in Nafeez M. Ahmed, Guerra alla libertà, op. cit. p.157, n.22 p.305

13 Fonte: ABC News, Strained Family Ties, 1.10.2001; cit. in Nafeez M. Ahmed, Guerra alla libertà, op. cit., p.158 sgg

14 Fonte: Stich, Rodney, www.unfriendlysky.com, cit. in Gregory Palst, Green Press, 14.2.2002, wwwgreenpress.org,cit. in Nafeez M. Ahmed, Guerra alla libertà, cit. p.160

15 Fonte: Green Press, 14.2.2002, www.greenpress.org, cit. Nafeez M. Ahmed, Guerra alla libertà, cit., p.161

16 Fonti New Yorker, 22.10.2001; Now, 22.11.2001; The Los Angeles Times, 18.11.2001; cit. in Nafeez M. Ahmed, Guerra alla libertà, cit. p.163

17 Times of India, 11.10.01

18 Nafeez M. Ahmed, Guerra alla libertà, cit. , pp.191-193

19 Fonte: New York Times, 3.10.2001, in Nafeez M. Ahmed, Guerra alla libertà, cit., p.71

20Fonte: The Washington Post, 18.5.2002, in Nafeez M. Ahmed, Guerra alla libertà, cit., p.75

21 Fonte: MS-NBC-News interview with Putin, September 15, cit. in Michael Ruppert’s Conspiracy Chronology www.copvcia.com

22 J.C. Cooley, Una guerra empia, op. cit. pp. 349 sgg

23 Bruce Hoffmann, Foreword: Twenty-First Century Terrorism, marzo 2001; disponibile su internet: www.usafa.af.mil/inss/foreword.htm

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