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03 - Traduzioni

La pace serve alle baracche e la guerra ai palazzi

Pubblicato su “Novaja Gazeta” il 13-09-2004

lunedì 16 ottobre 2006, di Anna Politkovskaja

Per fermare gli attentati terroristici in Russia è necessario rinunciare alla forza per regolare il problema ceceno. Chi è in grado di fare questo e come lo potrebbe fare?

[Traduzione di Claudio Napoli]

Le prime tre giornate di settembre hanno dimostrato ancora una volta che il livello morale ed intellettuale dei signori del Kremlino non ci consente di sperare che non accadrà mai più un altro Beslan.
I giorni seguenti alla tragedia hanno dimostrato ancora più cose: il potere non ha nemmeno intenzione di imparare qualcosa dalla tragedia avvenuta in quella scuola... In quanto continua a mentire, a districarsi, a chiamare nero quello che è bianco.
Questo comportamento non significa altro che i nostri figli e nipoti sono in pericolo.
Il potere del Kremlino è un potere da sottosuolo. Mentre una tragedia si abbatte sulla gente, questo potere si nasconde. E a noi serve un potere che perlomeno non si nasconda...

I LORO RISULTATI?

Ecco la domanda-cardine degli ultimi giorni: che cosa ha fatto il potere in risposta alla tragedia di Beslan? Con cosa ha ispirato fiducia e sicurezza alla gente?
A parlare onestamente, abbiamo osservato un solo provvedimento: un giro di vite “antiterroristico” nell’amministrazione nel sud della Russia. Il succo di questo giro di vite è il seguente: in ogni regione è stato designato un ufficiale di grado elevato e di funzioni “antiterroristiche”. Tale ufficiale proviene dal corpo delle forze armate del Ministero degli Affari Interni. Questi ufficiali ricevono lo status di braccio destro dei capi regionali delle “Commissioni Antiterrorismo” (nell’attuale struttura funzionaria si tratta di fatto dei capi reali delle regioni, cioè dei presidenti Zjazikov, Alchanov, Dzasochov, Khokhoev ecc., che rispondono interamente di quanto è accaduto nelle zone di loro competenza).
Inoltre, gli ufficiali “antiterrorismo” hanno diritto all’ausilio di 70 militari di impiego straordinario. In tal maniera l’entità del rafforzamento antiterroristico nel sud della Russia dopo Beslan è di 71 unità a regione.
È tutto?! Sì, è tutto. Tipica manovra da impiegatucci per ingannare la gente.
Chi sono al sud della Russia i dirigenti delle Commissioni Antiterrorismo? Diamo un’occhiata. Chi sono quei signori che erano personalmente incaricati di evitare quello che poi sarebbe accaduto a Beslan? E chi sono coloro che, dopo l’inizio della tragedia, avevano il compito specifico di portare a termine la liberazione degli ostaggi?

CODARDI

Ogni epoca ha avuto la sua infamia. L’epoca di Brezhnev si è distinta di un cinico marasma. Quella di Eltzin di una corsa all’arricchimento selvaggio. Ed ecco, l’epoca di Putin è l’epoca della codardia. Vale la pena guardare chi sono gli eroi di questa epoca.
Innanzitutto abbiamo il signor Zjazikov, presidente della repubblica ingusceta. Zjazikov si trova al potere al massimo da due anni: prima del suo ingresso agli organi di potere serviva all’interno del KGB e, successivamente, della FSB (Servizio federale di Sicurezza -n.d.t.). In poche parole, un uomo della cerchia di Putin. Nessuno dubita che Zjazikov sia stato avanzato alla carica di presidente dell’Inguscezia da Putin e compagni. I due anni della presidenza di Zjazikov in Inguscezia hanno portato ad azioni anticostituzionali nella repubblica da parte dei Servizi Speciali , a rapimenti da parte della FSB e degli “squadroni della morte” federali, che hanno causato la fuga dei giovani “ai monti” e una nuova serie di attentati. E Zjazikov, che ha fatto Zjazikov? Che ha fatto questo disastroso responsabile della Commissione Antiterrorismo dell’Inguscezia? Non ha fatto altro che continuare a sedere nella sua comoda poltrona negli uffici del Servizio Federale di Sicurezza.
Cosa voglio dire? In generale, niente di brutto. Il funzionario del Servizio Federale di Sicurezza è uno che guarda il mondo e la gente dietro le spalle altrui. Questo è il suo lavoro. Combattente invisibile contro una minaccia invisibile. I problemi cominciano quando la minaccia si fa concreta e reale, ed il presidente è costretto a farsi avanti e comandare la lotta contro i banditi (occupazione dell’Inguscezia nella notte del 21 giugno).
In quella notte, quando la gente moriva a decine, Zjazikov stava sedendo in una camera sotterranea, attendendo la conclusione dei combattimenti e conservando la propria vita di alto funzionario. Nessuno lo mette in dubbio: il cuore d’un presidente è una cosa molto preziosa e, forse, ha veramente diritto di trovarsi in una cantina. Ma ogni caso questo cuore è prezioso quanto quello degli altri...
Il risultato? 92 cuori ingusceti trafitti da pallottole. Assoluta disorganizzazione nella lotta contro i banditi. E cosa più importante: la sicurezza dei banditi della propria impunità.
A Zjazikov ci ritorneremo. Ma ora... 21 agosto. Groznyj. I banditi hanno occupato la città -secondo lo stesso scenario ingusceta. Dove erano in quella notte gli altri favoriti di Putin -Alu Alchanov e Ramzan Khadyrov? Loro, che adorano parlare e parlare davanti alle telecamere, come se la sono sbrigata con i banditi?
Anche loro si nascondevano nei sotterranei, e non organizzavano la lotta contro gli invasori. Hanno salvato le loro preziose vite per le lotte future contro il “terrorismo internazionale”. Risultato: più di cinquanta vite perse. E ancora cosa più importante -la crescente certezza dei banditi della loro impunità.
E infine Beslan. Delle belve circondano di mine i bambini ed impongono l’immediata cessazione della maledetta guerra in Cecenia. Zjazikov, Alchanov e questo R. Khadyrov, responsabili dei provvedimenti antiterroristici nelle zone di loro competenza (avevano giurato a Putin che “il nemico non sarebbe passato”), avrebbero dovuto già dalla mattina del primo settembre trovarsi in quella scuola (così come avrebbe dovuto Maschadov, del cui nome si coprivano le belve) e con tutti i mezzi loro accessibili, senza richiedere garanzie per la loro incolumità, convincere quelle belve, che avevano creato con le loro mani, a liberare i bambini. Poi si sarebbe discusso chi era nel torto e chi no...
E invece, cosa è successo? Nessuno si è fatto vedere in quella scuola. Nè Zjazikov nè Alchanov. Nè Khadyrov nè Maschadov. Hanno temuto per le loro vite, che hanno ritenuto più preziose di quelle di centinaia di bambini. Nella mia scala di valori i banditi sono uguali ai codardi. Voglio dire che i risultati delle azioni di entrambi sono identici.
Oggi i sapientoni affermano che sarebbe stato sciocco da parte di questi individui accorrere a Beslan a contrattare. Sarebbe stato sciocco perché sarebbero stati immediatamente annientati.
Non lo escludo. E allora? Risponde chi è colpevole. Di conseguenza bambini innocenti hanno dovuto rispondere della codardia e ottusità di coloro che avevano scandito (ricordate?): “Ci prendiamo la responsabilità di tutto”.

Vorrei ricordare una cosa: prima di loro solo una persona, nella nostra storia più recente, si è permessa di sopravvivere sacrificando le vite di donne e bambini. Questa persona è Khadyrov padre, deceduto il 9 maggio di questo anno. Mi riferisco agli avvenimenti dell’ottobre del 2002, quando i terroristi, dopo aver occupato il teatro “Nord-Ost”, avevano dichiarato di essere pronti a liberare 50 donne, se si fosse consegnato loro Achmat-Hadzhi. Purtroppo Achmat-Hadzhi non si fece vedere, dopo aver deciso che la sua vita era più preziosa di quella di 50 donne. Ben presto Putin avrebbe dimostrato che era proprio Achmat-Hadzhi il suo favorito tra i ceceni.
Zjazikov, Khadirov figlio, Alchanov: tutti e tre sono gli attuali favoriti del presidente. Quindi non avrebbero potuto comportarsi diversamente da Khadyrov padre. I coraggiosi sono stati tolti di mezzo. I nuovi provvedimenti antiterrorismo consistono nel dare a dei codardi un ufficiale di grado elevato e 70 militari di impiego straordinario. Con questa struttura gli attentati verranno sventati... Ma il fatto è che dei codardi non possono sventare attentati. La politica della codardia è impotente contro gli attentati, tra l’altro... E’ evidente. Gli ufficiali semmai possono aiutare quei tre a salvare la propria vita nella solita ora X, ma gli altri, cioè noi, non possono essere aiutati in nulla.
La conclusione è semplice: nè Zjazikov, nè Alchanov nè tantomeno R. Khadyrov possono restare in carica in qualità di presidenti delle regioni attivate nelle “operazioni antiterrorismo”. Un loro attardarsi in queste cariche corrisponderebbe alla nostra morte (non certo alla loro). Questo per prima cosa.

E poi? Che cosa si può opporre all’attività dei terroristi? Come si può rifrangere l’ondata degli attentati, fino ad appianarla del tutto?
Innanzitutto è necessario un potere coraggioso che si appoggi ad un piano di lotta comprensibile alla società. Cos’altro è necessario? Che cosa bisogna mutare nel Caucaso settentrionale, in maniera da ridurre al minimo la probabilità di attentati?

CHE BISOGNA FARE?

Ecco il mio piano. E’ il piano di una giornalista, che si rapporta in maniera estremamente critica a molti aspetti della vita del nostro paese, a molti aspetti che hanno contrassegnato il primo termine della reggenza presidenziale di Putin e che tuttora distinguono la politica di questo presidente. Si tratta di riflessioni su come si possa regolare progressivamente la crisi cecena: nessuno, a parte forse il solo Putin, dubita che i fatti di Beslan siano da collegare a quanto sta accadendo in Cecenia.
Il mio piano riguarda la tattica da adottare con la lotta armata islamica del Caucaso settentrionale. La tattica da adottare con Maschadov... Il mio piano cerca di risolvere il problema delle file della resistenza, che quest’anno si sono irrobustite in una misura mai vista nei precedenti anni della seconda guerra cecena. Il mio piano cerca di risolvere il problema dei mercenari operanti in Cecenia e nelle regioni confinanti. Il problema della crescente massa desiderosa di vendicare la morte o la scomparsa dei propri cari. Il problema dell’inaudita corruzione in ambiente militare. Il problema degli “squadroni della morte” federali, che operano in aperto contrasto con la Costituzione ed attuano esecuzioni sommarie ed arresti illegali. Il problema dei federali, che “combattono” per la carriera -per i gradi, per le ricompense, e non per trovare e disarmare i banditi. Il problema del regime di Khadyrov, totalmente corrotto, appoggiato dal Kremlino ma odiato dalla gente. E, infine, il problema dell’impressionante livello di sfiducia verso il potere federale, che caratterizza al momento attuale tutti gli strati della società cecena...
Cosa mi da il diritto di giudicare di simili questioni ed offrire un piano risolutivo? Mi da questo diritto solo la mia esperienza accumulata in Cecenia nel corso di molti anni. Si capisce, si tratta di un’esperienza da
giornalista, che si compone principalmente di infiniti e continui incontri con i rappresentanti di tutti gli strati della società cecena, con gli ambienti pro-federali e anti-federali, con i membri della resistenza e con i nemici di questa resistenza, con i bambini e i giovani, con gli anziani, le donne, con i guerriglieri di Khadyrov, con i poliziotti, gli OMON, i funzionari di Khadyrov, i mullah e i mufti...Con tutti i rappresentanti della società cecena, insomma.
Questo è il mio lavoro: andare da un villaggio all’altro, da una città all’altra e chiedere, chiedere, chiedere. Cercare di capire come vive la gente. Cosa sopportano? Cosa non tollerano?
Vale a dire, il mio lavoro di giornalista dal 1999 non consiste d’altro che di inchieste sociologiche condotte in tutti centri abitati della Cecenia. Le domande da me rivolte in complesso sono le seguenti:
- Che bisogna fare, affinché in Cecenia ci sia la pace?
- Come si vede lei in questo processo?
- Il futuro della Cecenia è con la Russia o senza la Russia?
- Se è con la Russia, come potremo riappacificarci?
- Come possiamo riappacificarci ora che Maschadov è stato escluso come negoziatore ed è stato sostituito da individui con cui è impossibile condurre trattative?
Che bisogna fare...

PROPOSTE PER LA SOLUZIONE DELLA CRISI CECENA

1. Creazione di un Consiglio Federale per regolarizzare la crisi cecena (un organo collegiale consultivo). Condizione principale: nel Consiglio non devono essere presenti nè militari nè funzionari, in quanto non godono di fiducia. Solo rappresentanti della società civile tra coloro che hanno lavorato in Cecenia come osservatori dei diritti umani nel corso di tutta la guerra...Solo queste persone, che hanno meritato il rispetto della gente, che non si sono nascoste dietro le sicure mura del complesso governativo di Groznyj, devono formare il Consiglio. Solo queste persone e quanti, tra i politici del paese, hanno sempre mostrato, in qualsiasi occasione, una posizione antimilitaristica ed hanno cercato di risolvere il problema in maniera pacifica, con un reale processo politico (con processo politico non intendo quelle mezze elezioni, che sono state condotte per due volte con la quasi assoluta astinenza della popolazione).

2. Dal momento della creazione del Consiglio, nessuna decisione finanziaria o politica riguardante la Cecenia puà essere presa senza la dovuta approvazione del Consiglio.

3. Il Consiglio deve stilare un piano di provvedimenti concreti e comprensibili e successivamente pubblicarlo, affinchè tutti possano consultarlo. Perché? Perché tutti in Cecenia abbiano la possibilità di comprendere che cosa e quando, con i debiti termini di esecuzione, verrà fatto per la risoluzione del conflitto ceceno.

4. Sono necessarie trattative politiche con Maschadov , sebbene la maggior parte della popolazione non provi per quest’uomo molto rispetto. Eppure è assolutamente necessario condurre queste trattative. A che fine? Il fine delle trattative è dare a Maschadov la possibilità di scusarsi dinanzi al suo popolo e togliersi dalla scena politica, oppure rispondere legalmente di tutto quello che è accaduto. Un simile atto, tra l’altro, è importante non per Maschadov, ma per coloro che un tempo lo avevano eletto. Questo passo viene concepito dalla maggioranza come punto iniziale per un reale processo politico nella soluzione del conflitto.

5. L’obbligatorio pentimento del centro federale per le vittime civili nel corso delle azioni belliche.

6. L’obbligatoria demilitarizzazione del territorio come prima condizione della regolarizzazione politica. E’ necessario il ritiro delle truppe, che possono restare solo nei punti stabili di dislocazione e per un termine transitorio rigidamente stabilito. Questo termine deve essere rivelato al pubblico. Di pubblico dominio devono essere anche le condizioni in base a cui verrà realizzato il ritiro delle truppe (in caso di infrazioni durante la demilitarizzazione devono essere previste delle sanzioni).

7. La conduzione della demilitarizzazione in uno stato di assoluta sfiducia reciproca delle parti (che sono le truppe federali, la popolazione civile e gli uomini di Khadyrov) deve essere realizzata con la presenza di osservatori internazionali, la cui condizione ufficiale darà maggiore sicurezza alla popolazione (ONU, OSCE, PACE e altri). Gli osservatori internazionali sono ritenuti gli unici garanti possibili di una demilitarizzazione giusta ed equa. La popolazione non mostrerà segni d’insofferenza sotto lo sguardo degli osservatori internazionali -cosa altamente improbabile se i garanti saranno i militari federali.

8. La presenza di osservatori internazionali è necessaria per tutto il periodo di passaggio -periodo in cui si cominceranno a dimenticare le reciproche offese. Se il centro federale si rivolgerà agli organi internazionali con questa richiesta, un simile atto non verrà interpretato come una debolezza del centro federale, ma come una sua dimostrazione di forza.

9. Il governo politico del periodo di passaggio deve essere realizzato dal cosiddetto “Governatore Russo” (terminologia della maggioranza), in luogo del presidente della Federazione Russa, ai fini della regolarizzazione del conflitto ceceno. Forse questa figura può essere simile ad un vice-presidente con incarichi particolari. Mantenere Alu Alchanov in una simile congiuntura è possibile solo per un certo periodo di tempo. Tuttavia è assolutamente impossibile lasciare in una qualsivoglia carica Ramzan Khadyrov, in quanto questa figura è odiata dalla gente cecena.

10. Carattere imprescindibile del “Governatore Russo” è la sua non appartenenza ai militari. Tale persona deve essere familiare alla società cecena e rispettabile. Per tale motivo nella sua biografia deve esserci una stabile posizione antimilitaristica nei confronti della Cecenia -posizione che mai deve essere cambiata in base ai “dettami di partito”.

11. Necessaria è la presenza di un ufficio del “Governatore Russo” all’interno della città di Groznyj. In questa istituzione devono prestare servizio rappresentanti civili russi e ceceni che conoscano a perfezione le problematiche cecene e le necessità della popolazione sorte negli anni della guerra. Il personale deve aver lavorato in Cecenia, nel fitto degli avvenimenti, in qualità di difensori dei diritti umani. E’ chiaro che solo simile personale è in grado di meritare il rispetto della gente. Non devono esserci funzionari di professione.

12. Devono esserci strutture interne per il controllo della repubblica. Tali strutture devono obbedire al “Governatore Russo”. I flussi di denaro devono essere controllati dalla società civile (e non militare) e da membri del Consiglio Federale che abbiano una reputazione perfetta ed indiscutibile.

13. Deve essere condotto un referendum sul futuro carattere della Cecenia. La Cecenia deve essere una repubblica parlamentare o presidenziale? Questo problema non può essere risolto da Mosca: decisioni da Mosca non verranno accolte, e il paese si troverà nuovamente diviso.

14. Deve essere organizzato un referendum sulla costituzione della futura Cecenia. E’ necessario farla finita (tramite referendum popolare) con la bipolarità costituzionale, quando una parte della popolazione non accetta la Costituzione del 1992 ed un’altra quella del 2003. In questo referendum vedo la premessa per la normalizzazione della situazione, per elezioni realmente popolari condotte sulla base di una sola Costituzione -elezioni in cui finalmente parteciperà tutto il popolo.

15. Infine, alcuni anni dopo il processo di pacificazione e demilitarizzazione, devono essere condotte elezioni libere secondo lo schema scelto dalla maggioranza (repubblica parlamentare o presidenziale).

16. Probabilmente altre persone avranno dei piani alternativi. E argomentazioni diverse dalle mie. E’ una cosa ottima ed utile. Noi, Russi, abbiamo avuto una consulta Costituzionale. Che venga creata anche una consulta Cecena. Per discutere le possibili soluzioni del problema. Per contese e discussioni -per veloci contese e discussioni, in quanto non è rimasto più tempo. Che venga creata una consulta Cecena. Per un veloce e possente attacco alle coscienze. Senza ambizioni. Senza fanfaronate (“Chi è il primo e chi il secondo...”). Senza la nostra solita carogneria d’alta politica.

Adesso bisogna solamente pensare. In nome della sopravvivenza. In nome di tutti noi. In ricordo dei bambini di Beslan.

I codardi possono essere solo aiutati ad andarsene. I codardi hanno già fatto la loro parte.

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