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03 - Traduzioni. Società e politica

Chi ha ucciso Anna Politkovskaja?

lunedì 16 ottobre 2006, di Claudio Napoli

Testo di Oleg Kashin pubblicato sul giornale “Vzgljad” il 10/09/2006, traduzione di Claudio Napoli.

La morte di Anna Politkovskaja ha sconvolto tutti.
Indipendentemente dai rapporti con la defunta, rallegrarsi della sua morte potrebbero solo degli animali, per sbaglio ritenuti uomini. Ora vediamo che tali animali nella nostra società ce ne sono abbastanza.

Alcuni ritengono possibile rallegrarsi del fatto che ormai più nessuno interverrà con posizioni così radicali, altri approfittano dell’omicidio della giornalista come un semplice pretesto per alzare gli occhi al cielo , esclamare: “Paese schifoso, porci, porci!” e criticare il “regime sanguinario” per l’eliminazione fisica dei suoi oppositori.
Di questi individui non parleremo. Che si rallegrino della morte per conto proprio, senza di noi. Adesso, che la disperazione iniziale è passata e l’inevitabile oblio non è ancora sopraggiunto, mi sembra sia molto più sensato parlare di quei dettagli che forse ci sono sfuggiti nello sconvolgimento delle prime ore dopo la tragedia.
Dunque, l’omicidio di Anna Politkovskaja ha sconvolto tutti. Perché? Qualcuno dirà perché era la nostra giornalista più onesta. Altri diranno che leggevano ogni settimana i suoi articoli sulla “Novaja Gazeta” e che non sono mai più riusciti a trovare articoli così interessanti e sconvolgenti. Qualcun’altro infine dirà con tristezza che la morte, anche quando tocca gente estranea, è sempre un fatto triste.
Mi permetto di supporre che lo sconvolgimento generale può essere spiegato in maniera molto più semplice. La ragione non è in articoli che nessuno o quasi nessuno leggeva, la ragione non è nemmeno nell’onestà o disonestà.
La ragione è nell’insensatezza di questo omicidio -insensatezza evidente anche a chi non vi abbia riflettuto o non l’abbia esplicitamente riconosciuta). Quando si uccide il vicepresidente della Banca Centrale, si capisce perché lo si è ucciso -per il denaro che gestisce. Anche quando si uccide il governatore di una regione ricca se ne capisce la ragione: pesce pregiato, oro ed altro...
Tuttavia Anna Politkovskaja non era né vicepresidente della Banca Centrale né governatore di una regione ricca. Inoltre il suo ruolo nel giornalismo patrio aveva assunto da anni uno strano carattere. A dirla franca, Politkovskaja non era un’autentica rappresentante del mondo giornalistico russo. Questa sua ambiguità non era dovuta alle sue presunte connessioni con la resistenza cecena, chiacchiere che hanno annoiato tutti quanti... Il fatto è molto più semplice.

Farò un esempio che forse non c’entra molto. Due anni fa ero presente ad un noioso meeting, dove a causa della penuria estiva di temi si trovavano più giornalisti che partecipanti. Tra la massa dei giornalisti c’era un vecchio fotografo che, come avrebbe spiegato in seguito, aveva deciso di ritornare a lavorare dopo dieci anni di pensione. Quel meeting era il primo incarico dopo lunghi anni di inattività. Per tale occasione aveva addirittura indossato un completo bianco.
Il meeting cominciò, i discorsi degli oratori erano di una noia mortale. Solo il vecchio fotografo mostrava un certo interesse: riprendeva i partecipanti al meeting da ogni lato. Dopo aver utilizzato ogni prospettiva, questo fotografo si mette disteso sul marciapiede, si piega come un gatto e continua a riprendere la manifestazione in questa posa assurda. Gli altri fotografi, che stavano morendo di noia, si misero a fotografare il loro collega: le manifestazioni noiose ci sono tutti i giorni, mentre vecchi fotografi in completo bianco distesi sul marciapiede capitano raramente.
Anna Politkovskaja era il tipo del giornalista disteso sul marciapiede. Una persona che agiva davanti alle telecamere, non dietro di loro. Una news-maker, insomma, e non una giornalista. tra l’altro una news-maker di carattere particolare, idealista e pura fino alla morbosità, simile in questo a Valerija Novodvorskaja e Viktor Anpilov. E questi idealisti sono persone così innocue... non è vero?
“Ma come! -s’indegnerà il romantico lettore- Politkovskaja ha scritto la tremenda verità sulla Cecenia, su Ramzan Kadyrov, sui federali. Per la verità si uccide, ed ecco - l’hanno uccisa...”. Non vorrei deludere il romantico lettore, ma non esiste verità così tremenda per cui si possa uccidere un giornalista.
Tra l’altro qui vedo più motivi per rattristarci, che non nello stesso fatto dell’assassinio: il giornalismo nella Russia d’oggi non può, non è in grado di influenzare seriamente la situazione nel paese e i destini dei potenti di questo paese (in quanto i potenti sono molto più influenti degli stessi giornalisti, in quanto abbiamo una democrazia molto particolare e una zona di contatto tra potere e società civile estremamente sottile... le ragioni in fondo sono molte e piuttosto sconsolanti). Le critiche, anche quelle più dure e fondate, non intaccano nessuno -il fatto è che semplicemente non le si nota. Non bisogna cercare a lungo esempi: ne abbiamo in quantità impressionante. Alcuni giorni fa il quotidiano “Kommersant” è riuscito a scoprire che la Milizija sta telefonando alle scuole di tutta Mosca, pretendendo che gli insegnanti forniscano una lista che riporti gli alunni con cognome georgiano. La responsabile della sezione moscovita del Ministero dell’Istruzione, Ljubov Kezina, ha confermato questa notizia. Che reazioni ci sono state? Niente di niente. Una notizia, che in qualsiasi paese europeo avrebbe assunto le dimensioni di uno scandalo nazionale (la polizia raccoglie informazioni personali su bambini in base a fattori razziali!) e avrebbe privato del posto e forse anche della libertà il Capo della Polizia e il Responsabile del Dipartimento dell’Istruzione, nel nostro paese non ha stupito proprio nessuno. Beh, i lettori del giornale si sono un po’ scandalizzati, qualcuno ha scritto quattro righine di commento su Internet, ma non di più... Non ci sono state né dimissioni, né denunce.
D’accordo, Mosca è comunque Mosca, città del cinismo, del libertinismo e dei giri finanziari. Prendiamo ad esempio Ramzan Khadyrov. Un anno e mezzo fa la rivista “Vlast’” (“Potere” -n.d.t.) aveva pubblicato una sua estesa intervista -una normale intervista illustrata con una fotografia dell’eroe, scattata nella sua stanza nell’albergo moscovita “Zolotoe Koltzo”. Un lettore -un medico di Novosibirsk- avrebbe poi scritto in redazione una lettera che suonava pressapoco così: “Cara redazione, grazie per l’intervista fatta a Khadyrov, è stata un’intervista stupenda corredata da una stupenda fotografia: con il mio sguardo professionale ho subito notato sul tavolino dietro Ramzan una scatola di lassativi. Com’è simbolico... Ramzan Khadyrov soffre di stitichezza intestinale, mentre il nostro potere soffre di stitichezza verticale”. Una lettera a dir poco spudorata: gli uomini del Caucaso, come si sa, reagiscono alle chiacchiere sui loro intimi problemi di salute peggio che se fossero stati accusati di omicidio. Tra l’altro questa lettera non sfuggì a Khadyrov, che si limitò solo a brontolare tra intimi. Il medico continua imperterrito a scrivere lettere in redazione. Nessuno lo ha ucciso per le offese fatte al tremendo Ramzan (vorrei far notare che appunto per questo non vale la pena prestare ascolto alle dicerie sulla partecipazione di Ramzan all’assassinio della Politkovskaja: gli unici che hanno interesse a diffondere queste dicerie sono i nostri “esiliati”, che hanno sognato tanto a lungo di un “Gongadze russo”, da aver bisogno ora di allontanare da sé il sospetto di colpevolezza per l’assassinio della giornalista russa).
In effetti, il fine di questo omicidio è evidente: sconvolgere la società, destabilizzare la situazione nel paese.
Il romantico lettore avrà certo di che ribadire. Ricorderà lo scoop fotografico del ministro della giustizia Kovalev che sedeva in una sauna con delle prostitute -scoop che ha portato alle dimissioni del ministro e al suo successivo arresto-, la messinscena nel programma “Vesti” con la partecipazione di un uomo simile al procuratore generale Skuratov, cosa che costò a Skuratov la carica, le infinite indagini-denuncia di Aleksandr Chinstejn, che hanno reso il loro autore così celebre da farlo diventare deputato della Duma. Il fatto è però che dietro a queste riprese, dietro a questi scoop non vediamo il lavoro eroico e pericoloso del giornalista-investigatore, ma dubbi intrighi inscenati contro i poveri eroi dei vari reportage. Del resto questi materiali non costituiscono l’inizio della campagna contro il corrotto di turno, ma il colpo di scena finale dello stillicidio. I giornalisti specializzati in questo tipo di “scandali” non ricevono come giusta ricompensa del proprio lavoro riconoscimenti o rispetto, ma il nomignolo spregiativo di “Barattolo di prugne”: negli ambienti giornalistici russi, un articolo diffamatorio commissionato dall’alto e fatto passare per seria indagine viene chiamato “prugna”. Ora, i “Barattoli di prugne” non vengono uccisi, ma semplicemente disprezzati.

Ma si ritorni all’omicidio di Anna Politkovskaja. Si tratta in effetti di un crimine che ha sconvolto la società per la sua insensatezza. Tuttavia l’insensatezza di questa atto si rivolge alle sue sole cause, non ai suoi scopi. Lo scopo è evidente: sconvolgere il mondo russo, destabilizzare gli equilibri esistenti nel paese. Quando la società è sconvolta, è molto più semplice farle credere tutto quello che si vuole. Dalla necessità di far crollare il prima possibile il “regime sanguinario” alla necessità di stabilire il prima possibile un’autentica dittatura sanguinaria che porrà fine agli omicidi e a tutte le altre atrocità. Scommetto che sapremo molto presto che cosa realmente volevano gli autentici organizzatori dell’omicidio della Politkovskaja.
Non si può tra l’altro escludere che l’assassino materiale di Anna Politkovskaja (quell’uomo ripreso dalle videocamere, col berretto da baseball) abbia voluto semplicemente rubarle la macchina o avere un attimo di celebrità o ancora più semplicemente vendicarsi dei “merdocratici” (un neologismo russo per indicare le nuove figure politiche democratiche del dopo Unione Sovietica -n.d.t.). Proprio come il celebre Kvackov, un anno e mezzo fa... Probabilmente ora quest’uomo si trova seduto al computer e sta leggendo questo mio articolo, ridendo di tutti noi. Tutto alla fine dei conti è possibile.
Ma lasciamo da parte vuote supposizioni: non vale la pena fare illazioni su un cadavere che si è appena irrigidito. Diciamo addio ad Anna Politkovskaja nella speranza che i suoi assassini verranno presto trovati. Anche un simile miracolo a volte è possibile: al momento attuale questo è il nostro più grande desiderio.

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