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06 - Die Fackel e il fiammifero

Io ci vorrei vedere più chiaro... Anna Politkovskaja

Presentando due traduzioni "di" e "a proposito della" coraggiosa giornalista russa

lunedì 16 ottobre 2006, di Claudio Napoli

Si dice che nulla sia più prezioso della verità: per acquistarla bisogna quasi sempre pagare con la vita. Queste parole in Occidente possono sembrare eccessive, mentre in Russia mantengono intatta la loro tragica saggezza.
Il pomeriggio di sabato 7 ottobre la giornalista russa Anna Politkovskaja, inflessibile cronista e giudice dell’orrore ceceno, è stata uccisa con un proiettile al petto e tre alla testa.
Anna Politkovskaja è stata un personaggio particolare nell’ambiente giornalistico russo -un personaggio che ha finito per assumere un ambiguo ruolo mediatore tra il Kremlino e le bande criminali cecene: la sua influenza era a tal punto temuta e stimata, che si ritenne opportuno avvelenarla sull’aereo che la stava portando a Beslan, dove avrebbe dovuto entrare in contatto con i terroristi. Il contatto non avvenne mai, e a Beslan accadde quello che accadde.
Si trattava del secondo tentativo di assassinare la giornalista. Il terzo, quello di sabato, è risultato più efficace.
E’ complicato comprendere il reale significato di questa pur grande giornalista. Accolta nel 1999 nella “Novaja Gazeta”, allora appartenente all’esecrando Berezovskij (uno degli oligarchi che con il beneplacito di Eltzin hanno ridotto la Russia ad una condizione miserabile), la penna acre della giornalista veniva utilizzata per attaccare, spesso in maniera infondata, il nuovo presidente russo Vladimir Putin. Fronte degli attacchi -la guerra in Cecenia. Una penna mercenaria dunque, per quanto estremamente brillante.
Ma ecco, nell’attività professionale di Anna Politkovskaja intervengono dei cambiamenti imprevedibili: Anna sembra dimenticare le meschine lotte di potere di cui lei stessa è pedina, e comincia semplicemente a vivere la tragedia cecena di cui è testimone e a condividere il dolore di un popolo annientato dalla guerra. Nella descrizione della tragedia non risparmia più nessuno - né il potere del Kremlino, da sempre suo nemico, né i suoi “mandanti”, che ormai non hanno più interesse a proteggerla.
Conseguenza di una posizione così critica e vulnerabile sono i quattro proiettili sparati sabato pomeriggio...

Nella presente traduzione ho incluso uno dei suoi più interessanti e celebri articoli, che può essere considerato una sorta di manifesto alla Candide... Come sua integrazione ho poi riportato una pagina del politologo Oleg Kashin, che si interroga su chi abbia potuto avere interesse ad uccidere la giornalista.
Non mi sembra adeguato fare vuote illazioni in questa sede, ma non posso non concludere questa mia presentazione con un pensiero oggi piuttosto ardito: colpevole della sua morte non è il presidente Putin (non così sciocco da mettere a repentaglio il suo potere con un errore di “etichetta statale” così atroce). Forse i reali colpevoli sono i suoi antichi protettori, che utilizzeranno la sua morte come ennesima arma per attaccare il prestigio del Kremlino e riconquistare i perduti privilegi. Non mi stupirei se tra alcune settimane sentiremo nuovamente il signor Berezovskij ringhiare contro l’oppressore Putin...
Ma questi sono miseri giochi politici. E Anna Politkovskaja non è una martire (sebbene ad alcuni faccia comodo farla passare per tale) ma una grande professionista...
Quello che rimane di lei e per cui noi vogliamo ricordarla in questo modesto contributo è il suo sincero trasporto umano e il coraggio mostrato nella carneficina che si sta consumando in una terra apparentemente dimenticata dallo stesso Dio.

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