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Il tarantismo oggi (2/3) - Figli della pizzica

Eugenio Bennato, Sud Sound System, Canzoniere Grecanico Salentino e gli altri

sabato 22 aprile 2006, di Giulio Castellano

La ristampa della celebre opera di De Martino, La terra del rimorso, avvenuta nel febbraio del 1994, e contemporaneamente la pubblicazione della tesi di laurea di inizio Novecento del medico Francesco De Raho, Tarantolismo nella superstizione e nella scienza, sono solo una delle piú evidenti testimonianze della rinnovata partecipazione culturale verso il fenomeno e la sua eziologia. Il “pubblico” del tarantismo cresce esponenzialmente grazie all’attività di gruppi musicali folkloristici, alle fiorenti scuole di tarantella e di pizzica tarantata.
Al fianco di fenomeni prevalentemente legati al folklore, mai del tutto scomparsi, si sviluppa da qualche anno a questa parte tutto un variegato sottobosco di artisti che trae ispirazione, riarrangia e propone una versione inedita della tradizionale pizzica-pizzica. Il comune denominatore dei differenti approcci al medesimo fenomeno consiste nella contaminazione sperimentale volta alle più svariate sonorità: primo fra tutti, Eugenio Bennato con il suo progetto Tarantapower, ma anche Pino Zimba e gli Officina Zoè, i Nidi d’Arac e Après la Classe.
Il tarantismo è quindi uscito dall’ambito rurale e contadino, spogliato della funzione catartica, ha operato la sua comparsa nei circuiti commerciali della cultura metropolitana, giungendo inevitabilmente alla mercificazione del patrimonio tradizionale.
L’emblema assoluto della riuscita commerciale del prodotto salentino ha il volto dei Sud Sound System, il caso più eclatante e in un certo senso paradigmatico di questo movimento. Il Sud Sound System è un gruppo hip-hop/reggae che dai primi anni Novanta calca indistintamente palchi di provincia o metropolitani, proponendo un sound fusion che unisce il cuore della tradizione al ritmo caraibico del reggae.
I Sud Sound System rappresentano l’esempio più rinomato dell’intreccio fra la tradizione e l’innovazione musicale: rap, dialetto salentino e ritmi giamaicani si mescolano in un’originale patchanka (8) musicale (contemporaneamente portata alla ribalta discografica mondiale dal celebre cantautore franco-spagnolo Manu Chao).
Questo suono caratteristico, unito all’uso del dialetto e ai riferimenti alla taranta e al tarantismo, ha convinto alcuni studiosi a esprimere la convinzione di un esplicito legame dei Sud Sound System con la cultura tradizionale salentina, stravolta e decontestualizzata “in forme di cultura metropolitana aventi a che fare nulla o quasi nulla con la cultura contadina, della quale pure assorbono stilemi, rubano espressioni, utilizzano frammenti [...]” (9) .

Due etnologi in particolare, George Lapassade e Piero Fumarola, hanno dedicato alla cultura hip-hop del Salento uno studio approfondito, Inchiesta sull’hip-hop (10) . Nel loro saggio cercano di dimostrare una sostanziale identificazione del Sud Sound System con la cultura del tarantismo, una identificazione che d’altra parte sembra essere svelata dal termine “tarantamuffin”, inventato dagli stessi appartenenti del gruppo per definire il loro genere musicale. Lapassade e Fumarola sono convinti del fatto che la cultura salentina si sviluppi e si modifichi secondo due forme: da una parte essa segue il filo della cultura popolare tradizionale legata al rituale del tarantismo, dall’altra si mescola con aspetti tipici della socialità metropolitana. Il Sud Sound System rappresenterebbe l’anello di congiunzione tra queste due correnti.
Tuttavia, per tracciare un quadro aderente al vero, bisogna anche notare che gli stessi Sud Sound System, ai primordi della loro carriera, sembravano quasi rifiutare qualsiasi connessione con il mondo del tarantismo. Il fatto fornisce le basi all’opinione di quei detrattori che sostengono l’esagerazione (se non l’invenzione) del legame che unirebbe il Sud Sound System alla cultura del tarantismo terapeutico, come proposto da Lapassade e Fumarola.
Insomma, se il gruppo salentino possa essere ridotto a una originale manifestazione di controcultura metropolitana o se, al contrario, abbia profonde radici nella tradizione della taranta, è ancora questione aperta.
Forse per mettere tutti d’accordo, per sancire questo legame con il tarantismo spunta la dichiarazione di un componente stesso del gruppo salentino che, in una intervista del 1996, associa il tarantamuffin’ alla “catarsi”. Appare questo il vero senso di vicinanza tra la loro musica e il rito del tarantismo: esiste, secondo i Sud Sound System, “un suono terapeutico che può servire a liberarsi dei mali interiori e per trasmettere agli altri energie positive. Lo facevano dimenandosi le donne colpite dalla tarantola, che si riscattavano così dalla cultura maschilista e dalle assurde condizioni di lavoro. Aggiungici un po’ di modernità e avrai il Sud Sound System” (11) .

L’esperienza del Sud Sound System rappresenta dunque una tappa fondamentale del fenomeno di recupero-innovazione-contaminazione del patrimonio culturale salentino. Un fenomeno che ha visto i suoi albori, secondo l’operatore culturale salentino Vincenzo Santoro, già negli anni Settanta, quando alcune formazioni musicali si sono impegnate in un programma di riproposta della musica popolare. Il più importante e famoso di questi gruppi è il Canzoniere Grecanico Salentino, ancora oggi

Canzoniere Grecanico Salentino

operante, caratterizzato, ai tempi, da un approccio fortemente politicizzato e da una spiccata aderenza alla tradizione. A questa prima fase è succeduto un periodo di “buio assoluto”, una sorta di rifiuto per tutto quello che riguardasse la tradizione popolare. Ma verso la fine degli anni Ottanta i tamburelli hanno ripreso a suonare. Giovani formazioni musicali si sono avvicinati alle sonorità tradizionali e hanno preso spunto dall’arte di anziani musicisti come Luigi Stifani e Uccio Aloisi, spesso durante cerimonie rituali come la festa di San Rocco a Torrepaduli. Il “movimento” venuto a formarsi è uscito poi dai confini regionali del Salento: concerti di pizzica-tarantata, mescolata spesso alle moderne sonorità, vengono ora organizzati un po’ dovunque, approdando nelle piazze, nelle discoteche e nei centri sociali di molte città italiane ed europee.
La definitiva consacrazione internazionale del “movimento”, a livello commerciale e mediatico, è avvenuta forse con la creazione, a partire dal 1997, di una manifestazione chiamata “La notte della Taranta”, organizzata da un consorzio di nove comuni appartenenti alla cosiddetta Grecìa salentina. Ogni anno, ad agosto, questi maxi-concerti richiamano migliaia di persone che giungono in Salento per assistere ad uno spettacolo di piazza che vede suonare i migliori musicisti salentini assieme a grandi nomi della musica italiana ed internazionale, come il jazzista Joe Zawinul, l’ex batterista dei Police Stewart Copeland, i Radiodervish, Giovanni Lindo Ferretti, fondatore dei CCCP, Raiz, ex cantante degli Almamegretta, Daniele Sepe e moltissimi altri.



Note
(Le note proseguono la numerazione della prima parte del saggio, pubblicato qui)

8 - La patchanka è un termine inventato dal gruppo ska-punk Mano Negra (a cui apparteneva Manu Chao) che allude al “pasticcio”, alla mescolanza, alla confusione dei generi.
9 - Salvatore Colazzo in Georges Lapassade, Intervista sul tarantismo, Madona Oriente, Maglie, 1994, p. 84.
10 - Piero Fumarola - Georges Lapassade, Inchiesta sull’Hip-Hop, Capone, Lecce, 1993
11 - Pierfrancesco Pacoda (a cura di), Potere alla parola, Feltrinelli, Milano, 1996, p. 98.



Qualche link

Istituto Ernesto de Martino
Associazione Internazionale Ernesto de Martino
Sud Sound System
Canzoniere Grecanico Salentino

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