Sguardomobile

Scritture di esistenza e resistenza nella società multimedioevale

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06 - Die Fackel e il fiammifero

Il Puntolo su SM (# 111)

...Or to take arms against a sea of troubles, And by opposing end them?

mercoledì 22 febbraio 2006, di Lorenzo Flabbi

Dal 4 novembre a oggi sono passati 111 giorni di bilico. Oltrepassati i limiti della rivincita napoleonica e i pieni voti accademici, fissiamo con il numero dei Pensieri di Leopardi quello dei giorni presi per pensarci un po’ su (su Sguardomobile, il mondo intorno, quello dentro, la letteratura; le solite cose insomma, ma complicate da un’esigenza di ridefinizione del sito); tornare a chiedersi periodicamente perché si fanno le cose che si fanno è probabilmente una tappa obbligata per non cadere nel vortice degli automatismi, di quelli che fanno sembrare tutto immanente, fissato, inscalfibile. Ridefinire significa anche prendere in conto il rischio del deragliamento, del congedo, e da lì il bilico amletico.
L’ultimo articolo che abbiamo pubblicato prima di questa lunga pausa è la traduzione di Elena Sciarra di un saggio in cui Mann definiva il destino e il compito di un intellettuale nella contingenza storica che vedeva l’approssimarsi della nebulosa scura della Seconda Guerra Mondiale. Chi ha aperto la homepage del sito in questi mesi (e si è in molti. Sia detto tra parentesi sommesse e vibranti: grazie) vedeva comparire quel titolo, e lo si poteva leggere come monito e sprone; ma a fare da contraltare all’esortazione manniana c’era anche il titolo dell’ultimo libro di Milo De Angelis, che sembrava suggerire invece di chiudere l’esperienza sguardomobilista (su note meno dolenti di quelle del poeta milanese). Nel fumo, per scelta o inciampando, l’equilibrio si è risolto a favore del continuare ad esserci: e infatti eccoci di nuovo qui, a proporre alcuni pezzi che richiamano i due temi con cui ci eravamo lasciati. Il compito dell’intellettuale - lo sguardo denunciante e attento di Carotenuto - e un commiato, questa volta davvero tristissimo, nelle emozionanti parole con cui Andrea Battistini saluta e ricorda Riccardo Bonavita, che ha risolto altrimenti il dilemma nei primi di settembre del 2005.

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