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I surrealisti francesi. Poesia e delirio

martedì 30 agosto 2005

I surrealisti francesi. Poesia e delirio, a cura di Pasquale Di Palmo, Nuovi Equilibri, Viterbo, 2004.

Questa bella strenna raccoglie i più importanti poeti della stagione surrealista, riproposti in nuove traduzioni curate da noti poeti italiani. L’antologia, che sopperisce ad un lungo vuoto editoriale sull’argomento, è aperta da un breve ma esaustivo saggio di Pasquale Di Palmo, che ripercorre la storia del movimento, ed è corredata da un piccolo album iconografico a colori.
La mitopoiesi nasce per il surrealismo dall’incontro di Eros e Thánatos, come è evidente nel

I surrealisti francesi. Poesia e delirio
A cura di Pasquale Di Palmo, Stampa Alternativa, Viterbo, 2004.

richiamo a Sade e Lautréamont, e dalle speculazioni erotiche di Aragon, Eluard e Bataille. Come dice Breton: «Il marchese de Sade ha riguadagnato l’interno del vulcano in eruzione (...) non ha smesso di lanciare misteriosi ordini / Che aprono una breccia nella notte morale».
Queste influenze dimostrano come «l’Eros è la grande figura o il fantasma o l’ossessione che il surrealismo ha voluto manifestare in ogni ambito nel modo più attivo, sistematico, meditato e convinto» (Ivos Margoni). Dagli esperimenti di scrittura automatica fino a quelli di scrittura medianica, la parola apre al poeta-veggente tutte le sue euristiche potenzialità, alla scoperta di quel continente sommerso, l’inconscio, studiato e analizzato da Freud. Ed il corpo diviene l’oggetto psichico per eccellenza, sezionato nella sua declinabile smembrabilità. Raymond Queneau, ne Il cardo:

Quand’anche il mio ventre con le budella srotolate
Alla curiosità s’aprisse bene al sangue
Quand’anche il mio cuore su un piatto guarnito
Raggiungesse il mio cervello il mio fegato e i miei rognoni
Nessuno saprebbe trovare tra le mie costolette (...)
Il cardo che fiorisce seminato dalla conquista
Che niente estirperà

I surrealisti ereditano la capacità visionaria dei poeti maledetti e innalzano preghiere di carne ad un dio perverso, in cui l’io scisso contempla le sue parti discinte. Antonin Artaud, in Preghiera:

Saziaci noi abbiamo fame
Di emozioni intersiderali
Ah versa lave astrali
Al posto del nostro sangue
Distaccaci.
Dividici

Le varie anime del movimento surrealista purtroppo si divideranno ben presto, non risparmiandosi attacchi feroci e plateali prese di posizione. Una parte consistente aderì alle istanze politiche del comunismo, sulla base di un’arte alla portata di tutti, e da tutti esercitatile attraverso le sconfinate possibilità della mente. Rispetto al Dada, che si concentrò più propriamente su aspetti formali, declinati nell’urlo della protesta e del rifiuto, il surrealismo si pose domande profonde sul cambiamento della società borghese, alla ricerca di un umanesimo ideale nato dalle potenzialità rivoluzionarie di ogni singolo uomo. Nonostante la delusione di Breton che sconfessò l’adesione al modello comunista, il movimento cambiò radicalmente il concetto di gusto e il modo di fare arte del Novecento e i suoi semi continuarono a fiorire in molte delle tematiche delle neo-avanguardie. Parola di Breton:

«la partita è stata vinta in larga misura. Non voglio farvi entrare nessuna vanità, ma è generalmente riconosciuto oggi che il surrealismo ha contribuito in gran parte a modellare la sensibilità moderna. Per rifarci a un titolo di rivista come “La Révolution surréaliste” che poteva passare ai suoi tempi per iperbolico, non è eccessivo sostenere che una tale rivoluzione si è compiuta negli spiriti».

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