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Tondelli: di una supposta postmodernità

domenica 22 giugno 2003, di Andrea Righi

Per approfondire le idee di questo testo potete leggere il testo completo del saggio di Andrea Righi Tondelli: Welcome to Seaside, nella sezione 02 - SMS: SguardoMobileSaggi.

di Andrea Righi

Seaside è una cittadina della Florida costruita secondo i moderni dettami dell’urbanistica americana. Essa è anche tuttavia il setting di Seahaven, l’artificiale città-studios del film di P. Weir The Truman Show (1998). Sembra perciò, che si sia realizzata la più amara previsione postmoderna: nel nostro mondo occidentale, essendo "diventato fittizio, i centri di distrazione non potranno più far altro che riprodurre la realtà, cioè la finzione".1 La sua natura irreale deriva dal suo essere una "supermerce"2, un non-luogo in cui viene negata la possibilità di "un confronto tra soggettività e una natura liberata dai vincoli funzionali in cui l’uomo l’ha imbrigliata"3. Queste ultime sono parole che Tondelli usa per definire proprio la veduta della "grande città della notte" una volta che la "stagione" è finita, lo spettacolo ultimato, ed è possibile vedere dietro la scena ciò che rimane di reale.

Nel romanzo Rimini, la città acquista questa particolare definizione e diventa non solo scenario in cui si muovono i personaggi, ma motore e oggetto del meccanismo narrativo. In virtù del proprio statuto di non-luogo, essa condiziona le dinamiche e le funzioni attanziali fino a strutturarne l’intreccio del romanzo. Questo elemento diventa fondamentale se si considera che i modelli di riferimento di Rimini sono l’hard boiled americano e il noir4. In questa tipologia di testi domina il modello specifico della quest, ossia una serie di azioni che i personaggi intraprendono per raggiungere l’oggetto desiderato, oggetto che determina così retrospettivamente il senso del loro agire. Ma quando quest’ultimo si configura all’interno del non-luogo postmoderno si realizzano perturbazioni altamente significative.

Perciò, oltre alla determinazione, secondo questa prospettiva, delle traiettorie e della struttura delle storie che si intrecciano, si darà conto anche di una particolare ambivalenza che mi pare contraddistingua l’atteggiamento di Tondelli rispetto al fenomeno della postmodernità. Nel calibrarsi di successi e insuccessi delle quest dei personaggi si può individuare una fascinazione Tondelliana per la spettacolarità postmoderna dotata di un elemento profondamente critico: la percezione chiara che l’irrealismo del non-luogo porta all’esautorazione dell’elemento soggettivo. Solo la differenza è elemento di redenzione: sia essa pulsione sessuale, slancio vitale o creativo, sia essa legame con la terra nella sua dimensione affettiva: i vincoli col paese d’origine, la sfera composta da riti e abiti ancora premoderni.

Note

1) M. Augé, Disneyland e altri nonluoghi. (ed. it.) Torino: Bollati e Boringhieri 2000. p.

2) V. Codeluppi, Lo Spettacolo della Merce. Milano: Bompiani 2000

3) P. V. Tondelli, "Fuori Stagione" in Un Weekend Postmoderno. Milano: Bompiani 1990. p. 119

4) G. Iacoli, "Tondelli e le seduzioni dell’immaginario americano", in Nuova prosa. n. 30 2001.

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