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05 - Scritture

Cronaca di una musulmana ordinaria - #3/3

mercoledì 17 novembre 2004, di Oumaima El Kamel

Come può una come me - praticante a metà, non politicizzata - permettersi di parlare di religione e politica?
In nome di un vissuto.
Un vissuto che condivido con milioni di arabi e musulmani. Perché per me l’Islam e l’arabità non sono dogmi. Sono un modo di vivere. Un saper vivere. Un vivere meglio. Che mi portano verso l’altro, verso il mio prossimo di qualsiasi razza, religione o paese.

Se è diventato anodino, oggi, ricordare che etimologicamente “religione” deriva da relegěre, cioè “raccogliere”, “legare”, è invece essenziale, credo, ricordare anche che questo legame non è soltanto quello che unisce l’umano a Dio, ma anche quello che unisce l’uomo all’uomo.

Sovente, quando si parla di Islam, lo si relaziona e confronta con le altre due grandi religioni monoteiste. Si mettono in evidenza le differenze, si sottolinea ciò che allontana e divide e meno spesso ciò che unisce e congiunge. Ma non è forse scritto nel Corano, a intenzione dei musulmani: “[Egli] ha stabilito per voi, nella religione, la stessa via che aveva raccomandato a Noè, quella che riveliamo a Te, e che prescrivemmo ad Abramo, a Mosè e a Gesù: «Assolvete al culto e non fatene motivo di divisione»” (Sura XLII,13)?
Rispettare i profeti anteriori, non è forse già un modo di esigere il rispetto dei popoli ai quali essi furono inviati?
E sembrerebbe che questa diversità delle religioni sia essa stessa voluta da Dio: “Se Allah avesse voluto, avrebbe fatto di voi una sola comunità. Vi ha voluto però provare con i doni che vi ha dato. Gareggiate l’uno con l’altro in opere buone: tutti ritornerete a Dio ed Egli vi informerà a proposito delle cose sulle quali siete discordi” (Sura V, 48). Sono Sure come queste che non vengono mai citate dai detrattori né dai più ferventi adepti dell’Islam.

Ma in quanti di coloro che sostengono che questo testo sia la causa di così tanti mali nel mondo di oggi, hanno compiuto lo sforzo di leggerlo, di percorrerlo almeno un poco? Non si tratta di credere o non credere. Il punto non è questo, e poco importa. Quanti europei sanno che quando si parla di sunniti ortodossi, l’aggettivo “ortodossi” non ha affatto l’accezione che gli è propria nella religione cristiana? E quanto spesso, invece, si usano come se fossero sinonimi le parole “arabo” e “musulmano”?

Se qualcuno mi chiedesse: “Come potremmo sapere queste cose, noi Occidentali, se nessuno ce le dice?”, “Semplicemente leggendo il Corano”, vorrei rispondere.

[Fine. Traduzione di lf per SM]


Qui il testo integrale del Corano in italiano.
Qui la prima e qui la seconda parte di questa testimonianza di Oumaima.

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