Sguardomobile

Scritture di esistenza e resistenza nella società multimedioevale

Home > 02 - SMS: SguardoMobileSaggi > Alessio Lega. Prospettiva (letteraria, d’amore e resistenza)

02 - SMS: SguardoMobileSaggi

Alessio Lega. Prospettiva (letteraria, d’amore e resistenza)

A partire dalle canzoni di "Resistenza e amore", Nota/Trovarobato 2004

mercoledì 13 ottobre 2004, di Lorenzo Flabbi

Le poète est celui qui inspire bien plus que celui qui est inspiré.
Paul Eluard

A rischio di dire l’ovvio: quella della canzone è un’arte a parte, non è la somma di poesia e musica, che avrebbe come risultato la sola sottrazione delle specifiche complessità di entrambe a vantaggio di un prodotto ibrido e minore in un campo come nell’altro.
A rischio di ripetere l’ovvio: tutti facciamo esperienza continua di quella sinergia (sfuggente a qualsiasi rapida verbalizzazione che non sia banalizzante) che comporta un’emozione nuova nell’ascolto di poche parole consuete su una musica: quella cosa che, per capirsi, fa sì che il ritornello di Rimmel sia tanto illeggibile (“i tuoi quattro assi, bada bene, di un colore solo”: bada bene?) quanto coinvolgente all’ascolto.
La canzone, lo sa chi l’ama, vive nell’affresco: non è il disegno e non è il colore, non è il senso del frammento e non è la visione d’insieme, bensì tutti questi fattori contemporaneamente tesi a un risultato comune. Motivo per cui sezionarla con l’usuale armamentario del kit del critico di poesia o del musicologo ha spesso un risultato analogo a quello di chi usa una mazza da baseball per giocare a golf o di chi va vestito da sera per fare la spesa. Strumenti inopportuni, che credono poi di giustificare la propria inadeguatezza con la mancanza di consistenza del loro oggetto.
A sciogliere nel puro testo tanti grandi della canzone, si ha l’impressione di trovarsi davanti a dei vestiti vuoti, un’eleganza a cui manca il corpo. Alessio Lega è tra i rarissimi che lascia carne anche nel guardaroba (tra i rari, tralasciando gli arcinoti, di certo Max Manfredi, Gualtiero Bertelli, Isa, altri che sfuggono a ogni computo). Basterà sfogliare l’armadio complesso di Resistenza e amore per rendersene conto.

La perizia formale, la facilità di scrittura, il dominio degli strumenti della letteratura (figlio della passionale consuetudine con autori di ogni epoca e lingua) sono una sua marcatura stilistica che ne caratterizza in maniera palmare l’assoluta eccentricità rispetto al main stream radiofonico della canzone; anche solo dal pugno di canzoni contenute in Resistenza e Amore, ci si accorge della capacità di Alessio di trasformare in canzone qualsiasi tema, come se dei sensori musicali sempre all’erta filtrassero la sua percezione del mondo per ricomporre in canto ogni fenomeno. Motivo per il quale il suo lavoro artistico si presenta come l’epistemologia di un mondo centrifugo, che allarga gli spazi anche nella descrizione claustrofobica di vite minime, impiegatizie e routinière.
Il suo canto non si lascia certo circoscrivere nelle pigiate stanze della rivendicazione, ma è indubbio che da quelle provenga; laddove la rivendicazione è politica ed è esistenziale, il fiore della parola ha il profumo della musica ed è ad esso indissociabile.
Risale a qualche anno fa, al periodo dal ‘98 al 2000, l’esperienza di un progetto in cui volevamo far rivoltare assieme canzone e poesia: la luce dell’indicibile e i lembi scoperti del canto proposti laddove ci si chiamava, con la gioia e la rabbia come unica premessa. Ogni sera ci presentavamo (con Alessio e chi scrive anche Pier Adduce, Andrea Arrighi, Lucio Matricardi, Andrea Inglese, Thomas Rancan, i Guignol, Sali Salimovich, molti altri) leggendo la concitata e potente Préface di Léo Ferré, al cui nome avevamo dedicato il nostro sgarruppato e combattivo circolo musical-poetico. Nella Préface, Ferré tratteggia la sua rivendicativa teoria estetica, dove all’arte è assegnato un ruolo mai sazio di sovvertimenti, sempre teso all’anelito anche eversivo che le è proprio, fino all’imperioso grido con cui si chiude il pezzo: à l’école de la poésie et de la musique on n’apprende pas: on se bat! Le canzoni di Alessio Lega sono scritte all’insegna della fedeltà più sperticata a quel grido, figlie di un’idea dell’arte assoluta e coinvolgente in ogni fibra del quotidiano, in ogni gesto e sguardo.

Di un artista dalle tematiche così energiche, improntate a un’urgenza anche massimalista e cosmica, potrebbe sembrare minimizzante preoccuparsi degli aspetti eminentemente formali. Eppure ciò che più sconcerta nelle sue canzoni, sopite le emozioni trascinanti dell’ascolto, sono proprio l’abilità e la perizia compositiva sotto il profilo letterario (tali per cui la mazza da baseball di cui sopra sarà strumento adatto: e se la pallina sfila via la colpa sarà del battitore). È su quest’aspetto che voglio concentrarmi, focalizzando qualche close reading sulle canzoni di Resistenza e Amore, l’album in cui Alessio e i Mariposa hanno raccolto un campione significativo di un corpus ben più vasto pescando da due dei suoi filoni principali (ma non certo gli unici) così ben riassunti dalla coppia del titolo, duplice puntello di un mondo. Un mondo in cui tutto si tiene, e un senso profondo del dolore e un altro liberatorio della rivendicazione formano l’endiadi che funge da perno a questa roteante cosmologia.
Far coincidere i recinti di questo percorso con quelli dell’album è un gesto obbligato: con Resistenza e Amore finalmente Alessio Lega esce (“prodotto”, come scrive lui nei CREDITS, o meglio, DEBITS del libretto) in uno scoperto pubblico dopo tanti anni di pratica dell’apertura più intima dei concerti (e delle notti meravigliose regalate ai moltissimi amici sotto i più diversi cieli). Chi conosce non tutti, ma almeno una trentina dei tableaux vivants in musica di Alessio, capirà perché questa limitazione faccia sentire chi scrive come un leone in gabbia. Resta la certezza di sapere che non mancheranno - in un futuro che ci auguriamo il più prossimo possibile - le occasioni di poter ripercorrere altre tappe pubbliche/prodotte.

Resistenza e Amore, dunque.
Alle forme canoniche della sequenza endecasillabica o sull’unità ritmica più facilmente musicale dei ritmi pari, Alessio alterna canzoni costruite su fraseggi più complessi e aperti; in particolare operando nella direzione di un’accentuazione naturale, facendo coincidere l’intonazione del parlato con quella effettivamente impressa nella frase musicale, così che i versi - con non poco straniamento magico - sembrano cantarsi da solo, facendo germinare note dai grafemi impressi sulla pagina.
Un esempio. Chi non ha mai sentito la canzone Straniero, la prima dell’album, potrà provare - senza l’inevitabile influenza di un ascolto precedente - a cercare una musica alle parole. Si accorgerà che essa è già implicita al testo, non gli si sovrappone; come solo per pochi cantautori, nel suo lavoro tiene la metafora pittorica dell’invenzione della prospettiva: il libretto è fatto di quadri tridimensionali, che rompono la bidimensionalità del supporto.
Isolo un verso solo, tra i tanti possibili, scegliendolo tra quelli meno carichi di accezioni semantiche dirette:

quando arrivai all’attracco e scesi a questo nuovo porto

Dicendo. Nel pronunciare questa frase si sale fino alla seconda a di attracco, passando per il gradino intermedio di arrivai, si esita e rallenta dopo la cesura logica che segue e/o comprende la e congiunzione, come se su scesi il fiato si sgonfiasse fino all’inevitabile accelerazione finale, dove ad ogni o corrisponde un anello della catena vocalica.
Ascoltando. Ascoltate poi queste quindici sillabe nella canzone, e vi troverete una splendida armonia di rimandi, una leggera compattezza tra suoni e sensi.
E analogo esercizio si può intraprendere su tutto il testo della canzone eponima dell’album, con quei vocativi (“Ah, terremoto...”, “Ah fortunato...”, “Ah, tenerezza...”) in bilico tra l’incanto e la malinconica evocazione, tra il rimpianto e il sospiro; nella canzone la voce si arrampica mentre il fiato si lascia cadere, in un gesto apparentemente contraddittorio e paradossale che è, solo e semplicemente, scaturigine di emozione pura.

In contesti formalmente più chiusi gli scarti dalla norma non sono mai gratuiti, ma sempre carichi di senso; come in Rachel Corrie, dove all’ipnotismo musicale corrisponde un ossessività ritmica nel fraseggio costruita su un impianto rigidamente endecasillabico, con poche ma significative eccezioni: i secondi versi delle prime due strofe - uno ipermetro, l’altro un faux esprit con accento di quinta - con la pronuncia che rallenta e si comprime per far spazio alla battuta in eccesso, come pronunciata con una rabbia a stento trattenuta tra i denti, correlativo fonico dell’intimidazione espressa dai significati: “Ragazza mia, le disse il cingolato / Chi te l’ha detto di venirti a cacciare / [...]”.
Col gusto della parola saporita, il bagaglio sensoriale del gourmet che sa riconoscere le sfumature e apprezzare la pienezza di un sapore: così Alessio gioca coi significanti pur dominando i significati, senza lasciarsi sbizzarrire nella gratuità di richiami fonici semplicemente curiosi. Una scrittura rich and strange, con venature di barocchismo inquieto. Paronomasie, allitterazioni, metagrammi, la stessa rima...: Alessio dispiega tutto il campionario del paroliere senza mai cadere nella cacofonia un po’ equestre di certe tiritere, proprie non solo dell’amatorial-pop ma anche di certa poesia blasonata.
Ma per avere un esempio di precisione formale, di assoluta e sistematica puntualità nel rincorrersi compositivo di battuta musicale e sillaba, l’esempio più fulgido è la perla levigata di Altrove, forse uno dei brani più ispirati di tutto il repertorio di Lega: si articola in otto quartine di endecasillabi a rima chiusa, con un distico finale che suggella, nella sospensione sintattica, un’apertura tematica, la sua ellissi, il suo “punto di fuga che non sia famiglia moglie o figlio”:

Su questa luna che mi insegna dove
Per quest’insegna che mi segna altrove

Come negli autori più maturi, l’intensità dei testi non si confonde mai - nella propria autorappresentazione - con la mancanza di leggerezza, così come il radicalismo critico non cede mai a facili tentazioni nichiliste; al contrario, anche nelle canzoni più ponderose si intravede spesso la sottotraccia di un animo divertito, rabbiosamente attaccato alla vita, dove l’ironia scoppia liberatoria senza mai depotenziare il portato esistenziale e politico del tema. Così nella chiusa di Nemmeno per un attimo, dove si scorge la levità di tocco di Le bonheur c’est toujours pour demain di Pier Perret (di cui Alessio ha magistralmente tradotto e adattato alcuni dei capolavori, con una memorabile versione di Blanche); così nel sornione richiamo di Parigi val bene una mossa: "Poeta, credi, in questo mio letargo / Mi batte ancora un cuore dentro al petto / Se i libri di Rimbaud li ho letti a letto / al primo soffio anch’io prenderò il largo"; così anche nelle foto del libretto, che lo ritraggono nel décor borghese di un caffè ottocentesco a sorseggiare quieto qualcosa (come nei libretti di Alain Leprest, di Renaud...), ma con la A anarchica spennellata sulla maglietta ed esattamente al tavolino in cui era solito ristorarsi Cavour; così pure nella prima pagina del libretto, dove si legge una borgesiana introduzione a firma di Robert Desnos preceduta dall’indicazione: “Con preghiera d’inserire in Resistenza e amore, redatto dallo stesso Desnos nel 1930”.
È anche con questi segnali che Alessio mantiene ininterrotto il dialogo con la bella compagnia dei poeti che costituiscono il suo firmamento, limpido e complesso: un firmamento che costituisce “la mappa delle vie praticabili e da battere”, come nei Tempi beati di Lukács. Ogni autore, citato espressamente o meno, viene leghizzato attraversando i fori sottili d’uscita del meccanismo percettivo di Alessio: Baudelaire e Giudici, Vissotsky e Rimbaud, De André e Sciascia, Modigliani e Dylan, Caussimon e Ferré... L’elenco rischia di essere lungo e sconfinare la gabbia di Resistenza e Amore, ma l’assoluta e rivendicata non trasparenza di Alessio rispetto alla sua assimilata tradizione sembra davvero improntata alla massima di Cocteau per la quale Un artiste original ne peut pas copier et il n’à donc qu’a copier pour être original. Aspettiamo di vedere pubblicato un disco di cover di Alessio, per parlare di quanto questa sua personalità strabordante si concretizzi anche a livello interpretativo; meglio ancora sarà un disco di sole versioni italiane dalla canzone francese, in cui alla sua voce si sovrapponga quella felicità immedesimativa che gli consente di dire se stesso attraverso la scrittura mediata delle traduzioni. He do the police in different voices, avrebbe detto surcigliosamente Dickens, ribadito serissimamente Eliot.

Come da tutto ciò - da questa stratificata rete di disletture, da questa accortezza di scrittura, da questa abilità tecnica - possano scaturire canzoni che sono il corrispettivo emotivo di un decimo grado della scala Mercalli, è un segreto che, come dice il Desnos dell’introduzione, sta tutto in “quell’innegabile accento popolare, che marca la canzone più autentica e che alcuni vorrebbero condannare a sparire”.

Salutiamo in Resistenza e Amore il primo album di un artista della nostra canzone d’autore. Ispirante almeno tanto quanto ispirato.

Un messaggio, un commento?

Chi sei?
I tuoi messaggi

Per creare dei paragrafi indipendenti, lasciare fra loro delle righe vuote.