Sguardomobile

Scritture di esistenza e resistenza nella società multimedioevale

Home > 10 - Il bel mondo: appuntamenti e comunicati > Instabili tra la terra e la luna

10 - Il bel mondo: appuntamenti e comunicati

Instabili tra la terra e la luna

Il teatro Instabile di Berlino

lunedì 18 ottobre 2004, di Elena Sciarra

Il Teatro Instabile di Berlino ?® un progetto nato da poco su iniziativa di un gruppo di ragazzi italiani che nella capitale tedesca hanno trovato lo spazio e l’energia per far nascere una nuova realt?† teatrale e non solo: la loro iniziativa prevede infatti di costituirsi come associazione, per dare spazio a concerti, workshop e performance di vario tipo, tutti accomunati da un medesimo tema di fondo: il mediterraneo.
Un modo, anche questo, di avvicinare l’Italia e la Germania, e di creare un’identit?† europea basata sulla conoscenza e lo scambio culturale.
Abbiamo fatto due chiacchiere con la regista: ecco cosa ne ?® venuto fuori.

La cosa che inizialmente mi ha incuriosito è stata il nome: instabile. Un po’ irriverente, ma in maniera leggera e giocosa, come a dire: siamo un gruppo, ma non prendiamoci troppo sul serio. Abbiamo un’identità, ma un’identità spuria, di confine: esistiamo tra due lingue, tra due culture. E per esistere proprio di questo abbiamo bisogno.
Manuela Naso, la regista del Teatro Instabile di Berlino, è siciliana, ventotto anni compiuti da poco, e vive a Berlino dal 2002: la prima cosa che l’ha colpita della città, racconta, è stata la sua “apertura al poter fare”. Un’apertura che ha dato al gruppo la possibilità di portare avanti le proprie idee, grazie alla disponibilità delle organizzazioni teatrali e alla relativa facilità con cui si possono trovare sale per prove e messe in scena. Un progetto giovanissimo, nato qui a Berlino per puro “desiderio di fare teatro”. Manuela, che in Italia ha lavorato al Piccolo di Milano, racconta di essere rimasta qualche mese lontana dalle scene, una volta arrivata in Germania: è stata questa mancanza che l’ha spinta a cercare di metter su un gruppo con cui portare avanti i suoi progetti.
L’idea di teatro in cui lei crede è basata sulla collaborazione attiva con gli attori, che vengono resi partecipi dell’idea dello spettacolo e degli elementi su cui si baserà. Questa collaborazione, questo confronto continuo non vuol dire però che il ruolo degli attori sia del tutto paritario rispetto a quello del regista: secondo Manuela, infatti, il lavoro teatrale “non è democratico”: di fatto è il regista che ha su di sé la responsabilità dell’organizzazione complessiva di una messa in scena, che ne porta avanti il concetto originario.

Qual è, però, l’idea di fondo che muove questo gruppo di ragazzi? E soprattutto: come confrontarsi con quella che è la sfida maggiore che si trovano ad affrontare, cioè la lingua? Proporre un teatro di lingua italiana a Berlino è una scelta radicale, che potrebbe suonare come volontà di autoesclusione dai circuiti culturali dell’ambiente da cui si è circondati.
Tanto più che il teatro in cui Manuela crede è un teatro di parola, legato alla dimensione verbale, che non esclude il gioco, la manipolazione, la commistione di testi diversi, senza limitarsi necessariamente al teatro d’autore. Non c’è però nessuna volontà di esclusione, o di autoesclusione, spiega la regista, dietro la decisione di mettere in scena i testi in italiano.
È chiaro che è necessario fare alcune scelte di fondo, nel momento in cui si decide di lavorare in una lingua diversa rispetto a quella del paese in cui si vive. Secondo Manuela ci si trova di fronte a un bivio: o si opta per un teatro “facile”, completamente basato sul gesto e la situazione, in modo da raggiungere più gente possibile attraverso canali altri rispetto alla parola, sacrificando a questo la componente verbale, oppure, e questa è la scelta del Teatro Instabile, si decide di dedicarsi a un target definito di persone: il che vuol dire non tanto gli italofoni, quanto piuttosto chi ama il teatro, che riesce, nonostante la dimensione della parola arrivi in maniera solo limitata, a sentire il ritmo dello spettacolo, a coglierne altri elementi fondamentali. Alcuni “espedienti”, come ad esempio i sopratitoli, servono poi a facilitare la fruizione degli spettatori che non conoscono l’italiano. Senza dimenticare il folto gruppo di “italo-berlinesi”, che potranno riaprire dei canali di comunicazione col loro paese d’origine che rischiavano di chiudersi e di finire dimenticati.

Uno degli eventi culturali dell’autunno berlinese è l’ Internationales Literaturfestival, che raduna artisti e scrittori da tutto il mondo.
All’interno di questo festival una giornata è stata dedicata all’Italia, e per l’occasione il Teatro Instabile ha preparato uno spettacolo tratto da La distanza della Luna, la prima delle Cosmicomiche di Calvino: si tratta di una pièce di 15 minuti, messa in scena con grazia e intelligenza, svolta non tanto come una trascrittura rigorosa quanto piuttosto come una serie di momenti che danno l’intuizione della scena e del susseguirsi degli avvenimenti, in questo rispettando l’atmosfera fantastica del racconto.
In questo caso, il problema della lingua è stato risolto con un testo bilingue, in cui le parti in tedesco sono quelle più direttamente comunicative, così da mettere in grado lo spettatore di seguire la vicenda anche dove non capisca i momenti recitati in italiano. Una scelta intelligente, questa, anche vista la brevità della pièce e l’atmosfera sospesa da cui è dominata: sospensione tra due mondi, incarnata da quell’interregno di energia che è lo spazio tra la terra e la luna, che è anche sospensione tra due lingue, con il raggiungimento di un fragile e suggestivo equilibrio.
Il motivo per cui la scelta è caduta su Calvino, e in particolare su questo racconto, sta proprio in questa atmosfera fantastica e “di confine”, oltre che nell’esigenza di portare in scena un autore italiano noto anche all’estero, avvicinandolo al pubblico in una maniera alternativa al testo scritto. In effetti, una delle idee di fondo che muovono il gruppo è sostanzialmente quella di far conoscere la cultura italiana modificando gli stereotipi diffusi, di mostrarne un altro lato, quello della produzione teatrale e letteraria, che non è necessariamente conosciuto in Germania.
In questo caso ci sono riusciti ottimamente.

Il Teatro Instabile di Berlino va in scena a novembre con La Governante di Vitaliano Brancati.

Un messaggio, un commento?

Chi sei?
I tuoi messaggi

Per creare dei paragrafi indipendenti, lasciare fra loro delle righe vuote.