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03 - Traduzioni. Letterature

Dieci poesie di Heinz Czechowski

domenica 19 settembre 2004

Nota bio- bibliografica

Heinz Czechowski nasce nel 1935 a Dresda. Dopo gli studi letterari lavora come drammaturgo per il teatro comunale di Magdeburgo e come lettore all’università.
Il Metzler Literatur Lexikon lo definisce “maestro del ritratto e della poesia di paesaggio”, ma tra le sue poesie troviamo anche asciutte testimonianze degli anni della guerra, del rogo di Dresda (che il poeta visse all’età di dieci anni), e la sua “rievocazione della vita di provincia” riscuote approvazione all’ovest solo con lentezza. Anche nell’ex-RDT, i suoi sei volumi di poesie e le sue due raccolte di scritti lo collocano tra i poeti tollerati, ma non amati. Dal 1995 abbandona l’Est per vivere a Schöppingen, in Westfalia, nei pressi del confine olandese.
Ottiene importanti riconoscimenti quali il premio Heinrich Heine, nel 1977, il premio Heinrich Mann nel 1989, la Borsa di Studio del Deutschen Literaturfonds nel 1991/92, il riconoscimento al merito del presidente della Repubblica Federale nel 1996, accanto a numerosi altri.
La sua poesia è più di ogni altra cosa una cronaca della seconda metà del XX secolo, una sorta di narrazione degli sviluppi non solo storico-politici, ma sempre anche poetici e letterari. Nei suoi saggi Czechowski si confronta con le sue stesse basi poetiche, Klopstock, Hölderlin, Novalis, Annette von Droste, ma si occupa anche di poeti contemporanei quali Huchel, Kunert e Zschorsch.
È inoltre curatore di un’importante raccolta di opere di Hölderlin e di altri volumi miscellanei di poesia contemporanea (Kirch, Kunert, Achmatova).
Günter Kunert, sulle pagine di «Die Welt», scrive: “[Heinz Czechowski] è tutto fuorché un nostalgico storicizzatore, un ideologo della Wende, uno statico filosofo- teorico. Si viene così ad un’unica parola, e cioè alla parola “Io”. E in questo Io si compendia ciò che un individuo attento, dall’involucro sottile, esprime, nell’incontro con un’esistenza minacciata da momenti critici e avversità [...]. Per questo le poesie “d’amore” di Czechowski non sono semplici segnali di un individuo disturbato dallo scorrere del tempo, offrono invece contemporaneamente uno specchio, in cui riflettere la nostra stessa incapacità emotiva, il nostro saper riconoscere che l’inizio in effetti già comporta la fine.”
Tra le sue opere: Seumes Brille, Das offene Geheimnis - Liebesgedichte, Einmischungen, Die Zeit steht still, tutte edite dalla casa editrice Grupello di Düsseldorf.



EINSCHLAFEN, NACHTS

Einschlafen, nachts
Wenn die Dämmerung der Gespräche
Im knischenden Schnee
Ihren Heimweg
Gefunden hat.

Jetzt,
Wo du zu mir kommst,
Erwachen
Klirrend die Gläser
Auf leergetrunkenen Tischen.
[1968-73]

ADDORMENTARSI, A NOTTE

Addormentarsi, a notte,
Quando il crepuscolo dei discorsi
Tra la neve che scricchiola
si è fatto strada
verso casa.

Ora
Che vieni a me
Si ridestano
Tintinnando i bicchieri
Su tavoli svuotati fino all’ultima goccia.


PICASSO: L’ÉTREINTE

Manchmal fand er alles in ihr:
Hoffnung, Angst, Süden und Meer.
Und vergaß die frierende Welt.

In ihren Augen träumte er,
Bis dann das Morgenrot
An blinde Scheiben klopfte.

Als er sie küßte, dachte er:
Blau war die Farbe der Wand überm Bett,
Und das Blut des Fußbodens
Werde ich niemals vergessen.
[1958-62]

PICASSO: L’ÉTREINTE

Talvolta in lei trovava tutto
Speranza, sud, paura e mare.
E dimenticava il mondo che ghiacciava.

Nei suoi occhi sognava,
Finché rossa l’alba
Bussava ai vetri ciechi.

Nel baciarla, pensava:
Blu il colore della parete sul letto
E il color sangue del pavimento
Non lo dimenticherò mai.


SELBSTBILDNIS, FLORENZ

Später Nachmittag. Ein unglaubliches
Winterlicht. Wer noch kein
Melancholiker ist,
Muß es hier werden. Ich
Zittere innerlich. Deutschland
Ist ein zu fernes Land. Wenn mich
Der Schmerz, die Wut verlassen,
Werd ich verloren sein.

AUTORITRATTO, FIRENZE

Pomeriggio tardo. Incredibile
Luce invernale. Chi ancora non
E’ malinconico
Non può che diventarlo, qui. Io
Tremo nell’intimo. Terra troppo
Lontana la Germania. Quando mi avranno
Lasciato il dolore, la rabbia,
Sarò perduto.


IN EINEM KLEINEN CAFÉ

Im Landstädtchen Steinfurt,
Das noch immer von Fürsten regiert wird,
Sah ich soeben eine junge Frau
Von schmerzlicher Schönheit,
Die mich an Melusine
In Fontanes Stechlin erinnerte.

Ach,
Es ist schlimm,
Alt geworden zu sein und zu wissen:
Das Unerreichbare entzieht sich
Jeglicher Gnade.

IN UN PICCOLO CAFFÈ

Nella cittadina di provincia di Steinfurt
Ancora governata da principi,
Ho appena visto una giovane donna
Di bellezza dolorosa
Che mi ricorda Melusine
Nello Stechlin di Fontane.

Ah,
E’ terribile
Essere vecchio e sapere:
L’Irraggiungibile nega
Qualunque pietà.


EX-DDR

Ich stand, in meinem Wagen sitzend, vor dem Haus,
In dem ich sieben Jahre wohnte. Es war Nacht,
Und nur in zwei von sechs Quartieren
Brannte noch Licht.

Ex-DDR

Stavo, seduto in macchina, davanti alla casa
Che avevo abitato per sette anni. Era notte,
E solo in due di sei appartamenti era
Ancora accesa la luce.


NIOBE

Das Haus hinter Bäumen und Büschen: eine alte Frau
Füttert drei Katzen, sie sagt:
Ich hatte drei Töchter, der Krieg
Nahm sie mir, sie gingen
Die Wege, die Gras überwuchs, und kamen
Nicht mehr. Mein Mann
Bei der Bahn, über die Stadt
Kamen die Bomber. Sie brachten ihn mir: seine Brust
Eine blutige Schussel, im Garten
Grub ich sein Grab, die Nachbarin
Half ihn begraben. Jetzt
Bekomme ich Rente, den Rest
Bringen die Hühner, das
Wird mir keiner
Mehr nehmen.
[1968-73]

Niobe

La casa dietro alberi e arbusti: una vecchia
Nutre tre gatti, dice:
Avevo tre figlie, la guerra
Me le ha portate via, percorsero
Le vie, l’erba ricrebbe, e non
Tornarono più. Mio marito
Alla ferrovia, sulla città
Giunsero le bombardieri. Me lo hanno portato: il suo petto
Una coppa di sangue, in giardino
Scavai la sua tomba, la vicina
Mi aiutò a seppellirlo. Ora,
Ricevo una pensione, il resto
Viene dai polli, e questo
Nessuno me lo porterà
Più via.


VENEZIA

Hingerissen sah ich im Getto
Die schöne französische Jüdin.
Abseits tranken wir Wein
Und aßen gebackenen Fisch.
Als sie, an ein Gitter gelehnt, mich betrachtete und ich
Mit der Hand ihren Hals berührte, sagte sie "scusi".
Nur mit der Hast meines Alters versehen,
Fuhr ich zurück nach Chioggia,
Um mich von Hitze und Lärm
Betauben zu lassen.
[1999]

VENEZIA

Ammaliato vidi nel ghetto
La bella ebrea francese.
In disparte bevemmo vino
E mangiammo pesce arrosto.
Quando lei, china a una inferriata, mi guardò e io
Con la mano le toccai il collo, disse “scusi”.
Con solo la mia fretta senile,
Tornai a Chioggia,
Per lasciarmi annebbiare
Da caldo e frastuono.


ELBWIESEN

Ein Terrain für Voyeure,
Auch unfreiwillige,
Wie ich.

Wiesenwege,
Wie aus der Schule
Von Barbizon, dahinter
Ein aufgehender Mond
Mit einem graugrünem Hof.

Hier

Hat selbst die Gegenwart
Einen Grad Vollkommenheit,
Der mich beunruhigt.

PRATI SULL’ELBA

Terreno per voyeur
Anche occasionali,
Come me.

Sentieri tra i prati,
Come fuori dalla scuola
Di Barbizon, poco dopo
Una luna nascente
Con un cortile grigioverde.

Qui

Il presente stesso ha
Una tale compiutezza,
Da inquietarmi.


VOR ORT

Ich bin verheiratet, sagte sie.

Das, sagte ich, mag für Sie
Ein Grund sein, nicht aber
Für mich. Trotzdem, wir
Konnten uns nicht

Einigen. Der Fluβ
Strömte durch die Brücke, am
Ballhaus Watzke vorbei, drüben
Stand in den Wiesen

Ein Schwarzstorch. Sahen wir
Neulich nicht erst
In der Nähe von Raβdorf
Einen Wiedehopf?

Mit Vögeln, denke ich,
habe ich Glück.

PERIFERIA

Sono sposata, disse.

Questo, soggiunsi io, può essere per lei
Una motivazione, non per me
Però. Comunque, non
Riuscimmo a trovare

Un’intesa. Il fiume
Scorreva tra i ponti, passando
La sala da ballo Watzke, più in là
Nell’erba stava

Una cicogna nera. Non avevamo
Appena visto
Vicino Raβdorf
Un’upupa?

Con gli uccelli, penso,
Sono fortunato.


MAN WEISS JA, UND WENN MAN NOCH NICHT WEISS,

Kann man es lesen: Gottsched
Trug eine Perücke, der Aufklärer in mir
Steh Lessing näher, aber ich akzeptiere
Die Groesse des Mannes, der Leipzig beherrschte,
Als wär ich
Sein Zeitgenosse und unterdrückte
In mir di Empörung
Über den Rationalismus,
Der den mir lieben Hanswurst von der Bühne vertrieb.

Denn auch bin das Opfer
Einer Kadettenanstalt und stand still
Vor dem Groβen Johannes R. Becher.
Ach, auch ich
Bin aus der Bahn geworfen,
Die ich beschritt, als ich ging
Durch das Bühnenportal zur Feier des Tages.

Als ich erschrak und zurückblickte,
Sah ich den winkelnden Mann,
Der mich, vergeblich, zurückrufen wollte.
Ich ging meine Bahn wie kein andrer.

Denn es ist kein Geheimnis,
dass ein jeglicher nur einen Weg
Zu beschreiten hat: seinen. Jeder Tod
Sucht seinen Leib: welch ein Gewimmel
Im Schauhaus!

Einer blast die Trompete, ein andrer
Schlägt auf die paulke. Herrlich
Wölbt sich der ùgel, die Pracht
Eines vergangnen Jahrhunderts
Leuchtet noch einmal: die
Brennende Stadt.

SI SA, E SE NON LO SI SA,

Lo si può leggere: Gottsched
Portava la parrucca, l’illuminista in me
È più affine a Lessing, ma accetto
La grandezza dell’uomo, che dominava Lipsia
Come fossi
Suo contemporaneo e soppressa è
In me l’indignazione
Verso il razionalismo
Che ha scacciato il mio amato
Hans Wurst dalle scene.

Che sono anche io vittima
Di una scuola di cadetti e immobile
Di fronte al grande Johannes R. Becher.
Ah, io anche
Allontanato dalle vie
Che percorrevo, andando
Attraverso l’entrata del palco alla festa del giorno.

Quando spaventato guardai indietro,
Vidi un uomo che ammiccava,
Che, presumibilmente, voleva che tornassi.
Percorsi la mia via come nessun altro.

Poiché non è un segreto,
Che ognuno ha una sola via
Da percorrere: la sua. Ogni morte
Cerca il suo corpo: che ressa
In teatro!

Uno
Suona la tromba, un altro
Batte sul timpano. Magnifica
La collina si rannuvola , orgoglio
Di un secolo passato
Brilla ancora una volta: la
Città in fiamme.

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