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09 - Ofelie. Percorsi di letterature

La torre Eiffel - Due o tre cose che so di lei

Tentativo di accerchiamento di un luogo parigino

lunedì 23 agosto 2004, di Lorenzo Flabbi

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Editoriale

La torre è là. Incorporata alla vita quotidiana al punto che non si saprebbe più trovarle alcun attributo specifico, intenta semplicemente a persistere come la pietra o il fiume, letterale come un fenomeno della natura del quale si può continuamente interrogare il senso ma non contestare l’esistenza.
[...]
Perché si visita la Torre? Probabilmente per partecipare a un sogno di cui essa è, molto più che l’oggetto vero e proprio, l’elemento catalizzatore. E qui sta la sua originalità. [...]
Per il turista che sale sulla Torre, anche fosse il più pacifico degli uomini, l’intera Parigi riunita sotto un solo sguardo da un atto volontario e individuale di contemplazione, è ancora un po’ la Parigi affrontata, sfidata, posseduta da Rastignac. Così, di tutti i luoghi visitati da chi viene da fuori, la Torre è IL monumento imperdibile e obbligatorio: una Porta che apre il passaggio a una conoscenza. Si sacrifica alla Torre attraverso un rito di inclusione da cui solo il parigino può considerarsi dispensato; essa è il luogo che permette di incorporarsi a una razza e, dal momento che guarda Parigi, raccoglie e tende l’essenza stessa della capitale al forestiero che le ha pagato il suo tributo di iniziazione.
[...]
Sguardo, oggetto, simbolo, la Torre è tutto ciò che l’uomo decide di metterci, e questo tutto è infinito. Spettacolo guardato e guardante, edificio inutile e insostituibile, mondo famigliare e simbolo eroico, testimone di un secolo e monumento sempre nuovo, oggetto inimitabile e costantemente riprodotto, è il simbolo puro, aperto a tutti i tempi, a tutte le immagini e a tutti i sensi: la metafora irrefrenabile.

Roland Barthes


Zona

Alla fine sei stanco di questo mondo antico

Pastora o Torre Eiffel stamani i tuoi ponti belano

Ne hai abbastanza di vivere nell’età greca e romana

Perfino le automobili qui sembrano antiche
Nuova nuova è rimasta soltanto la religione
Semplice come gli hangar di Porto Aviazione
[...]

Zone, di Guillaume Apollinaire, vv. 1-6.
[Trad. di Giorgio Caproni]


Sogno

Ore piccole
Torno

La Torre Eiffel pende
I ponti storti
I segnali scoppiati

Nella mia casa in rovina
Non c’è
Più un libro

Mi spoglio

Rêve, Paul Éluard


Il cane e il mandolino

La Tour Eiffel dans la brume
Joue un petit air de marteau
Elle a pris pour enclume
Le soleil dans son bateau.

La Torre Eiffel nella bruma
Si prende per un martello
E come incudine usa
Il sole nel suo battello.

Le chien et la mandoline, Raymond Queneau


I giardini...

I giardini del Champ de Mars sono attraversati da un vecchio. È possente. Fronte ampia, occhi severi, è diretto verso la piramide traforata della torre. Sale. Il guardiano vede il vecchio assorbirsi in una meditazione profonda. Lo lascia solo. Il vecchio scavalca la balaustra, si getta nel vuoto e il resto non ci interessa.

Nella vita ci sono degli istanti in cui la ragione dei nostri atti ci si mostra in tutta la sua fragilità.

Les jardins..., Robert Desnos


Paris portait sa grande croix

[...]
Parigi portava la sua grande croce
Dorata da milioni di orafi
La Torre Eiffel giocava a dadi
Le sue ridicole nostalgie
Le Tuileries perdevano i gradi
Al ricordo delle panoplie
E dall’Étoile al Panthéon
In battaglioni immaginari
Eroi passavano in rassegna
Lo spirito francese, la guerra.

Léo Ferré


Una ventina d’anni fa

Una ventina d’anni fa eravamo in pochissimi a comprendere la bellezza della torre Eiffel e a osare proclamarla a gran voce, il che è prova in tutta evidenza di quanto essa fosse avanti coi tempi. In effetti lo stato d’animo del “macchinismo”, di cui la stessa torre è una delle espressioni più importanti, non è stato ancora digerito e assimilato dalla maggior parte degli artisti contemporanei. Nel “futurismo” questo stato d’animo aveva trovato la sua estetica. Sfortunatamente la guerra ha disperso gli uomini e le idee, ma non tutti gli uomini sono morti e alcune idee, benché compromesse, sono ancora attuali e viventi. La torre Eiffel ne è in qualche modo il simbolo: d’altronde, è bella come un’opera d’arte.

Gino Severini


La protesta degli artisti *

Noi, scrittori, pittori, scultori, architetti, amatori, appassionati della bellezza fino ad ora intatta di Parigi,
veniamo a protestare con tutte le nostre forze e tutta la nostra indignazione, in nome del buon gusto francese tradito, in nome dell’arte e della storia francese minacciate,
contro
l’erezione, nel cuore della nostra capitale, dell’inutile e mostruosa Torre Eiffel, che la malignità pubblica, spesso improntata al buon senso e allo spirito di giustizia, ha già ribattezzato Torre di Babele.

Senza cadere nell’esaltazione dello sciovinismo, abbiamo il diritto di proclamare ad alta voce che Parigi è una città senza rivali nel mondo intero. Sulle sue strade, i suoi boulevard allargati, gli ammirevoli lungofiumi, nel bel mezzo delle sue magnifiche passeggiate, sorgono i più nobili monumenti che il genere umano abbia mai partorito.

L’anima della Francia, creatrice di capolavori, risplende in questo florilegio augusteo di pietra. L’Italia, la Germania, le Fiandre, così fiere, a giusto titolo, delle loro eredità artistiche, non possiedono nulla che sia comparabile alla nostra: da ogni angolo dell’universo, Parigi suscita curiosità e ammirazione.

Lasceremo dunque che tutto questo venga profanato?

*Lettera indirizzata nel febbraio 1887 (dunque prima che la torre fosse costruita) a M. Alphand, direttore generale dei lavori dell’Esposizione dell’89. Tra le firme si leggono i nomi di Alexandre Dumas, Sully Prudhomme, Guy de Maupassant, Charles Gounod...



Laddove non altrimenti indicato (Caproni) le traduzioni sono mie.
Per questa minima parata antologica sono debitore nei confronti di Olivier Frébourg e Vivian Hamy nonché del numero 74 della rivista di poesia Vagabondages (gennaio - marzo 1989). (lf)

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